01 ottobre 2013 | 15:01

Alfano contro Sallusti, ricostruzione delle tensioni nel Pdl che potrebbero portare alla rottura nel partito

Domenica 29 settembre l’ex ministro del Pdl si è dichiarato “diversamente belursconiano”. Un’autodefinizione che è subito riecheggiata sui media e, dopo essersi guadagnata un hashtag, è rimbalzata sui social network. Così Angelino Alfano, seguito da Lupi, Quagliarello, Di Girolamo e Lorenzin, hanno messo in dubbio la decisione con la quale Silvio Berlusconi invitava i ministri del Pdl a rinunciare ai ministeri. Il dissenso è poi rientrato e dimissioni sono arrivate lunedì 30, ma le tensioni rimangono.

La linea espressa dagli ex ministri Pdl è stata criticata in un editoriale del Giornale del 30 settembre dal titolo “Eversivo è alzare le tasse, liberale è non farlo” e firmato da Alessandro Sallusti. Nell’articolo viene contestata la logica con la quale i “diversamente berlusconiani” avrebbero voluto continuare la loro esperienza del governo Letta:

Alfano, Quagliariello, Lorenzin, Lupi e Di Girolamo, con qualche distinguo di forma e di sostanza, si adeguano ma non condividono, al punto di ventilare un loro futuro fuori da Forza Italia, non si capisce se sulle orme di quel genio di Gianfranco Fini. Accusano Berlusconi di essersi lasciato condizionare dai falchi e di aver impresso al partito una deriva eversiva. Nelle prossime ore si capirà qual è il confine tra la reazione a caldo e un’analisi sul futuro, ma qualche osservazione la si può già fare, perché comunque, nei loro ragionamenti, non tutto torna secondo logica.

Lo staff di Alfano ha individuato una minaccia nelle parole del direttore Sallusti e nella stessa mattinata ha twittato:

Il link rimanda a una dichiarazione congiunta dei cinque ministri:

Se il metodo Boffo forse ha funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore del Giornale lavorava nella redazione che divulgò informazioni di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli nel 1994. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne.

Oggi 1° ottobre, in un articolo di Sergio Rame sul sito del Giornale c’è la risposta di Sallusti:

A stretto giro è arrivata la replica del direttore del Giornale che si è detto “allibito” per la reazione di Alfano e dei ministri dimissionari. “Neppure io ho paura”, ha comunque fatto sapere Sallusti ricordando ai cinque esponenti del Pdl di aver “già pagato con la detenzione squallide minacce alla libertà di espressione”.

Le tensioni non sono limitate al quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, ma si sono estese a La Repubblica, dove oggi 1° ottobre Michaela Biancofiore, ritenuta un “falco” del fronte berlusconiano, ha attaccato gli ex ministri:

Sono venute allo scoperto persone che facevano già parte di quell’esperimento fallimentare che è stata Italia popolare, nel dicembre scorso. Un nugolo di soggetti voleva seguire Mario Monti, tacciato su scala internazionale quale panacea dei mali italiani. Si è rivelato poi come uno dei peggiori presidenti del Consiglio. Spero non perseverino nell’errore, sarebbe diabolico.

Se nel pomeriggio di ieri Gaetano Quagliarello, definito da Sallusti “un professore lontano dalla società”, ha smentito quel “Stiamo valutando se dar vita a un nuovo partito” apparso il 30 settembre in un’intervista al Messaggero, le acque rimangono agitate. Dal Giornale, si apprende che la linea espressa dai vertici del Pdl  nella notte del 30 settembre è di “lavare i panni sporchi in casa”. Ma Vittorio Feltri, in un’intervista sulla Repubblica di oggi, commenta:

Quando i politici si riducono a litigare coi giornali, vuol dire che ormai hanno raschiato il fondo del barile. Ma posso capire, nel Pdl, o Forza Italia o come cavolo si chiama adesso, c’è un grande nervosismo, e mi sembra perfino normale che alle critiche si reagisca in maniera esagerata [...] Non ho capito a che cosa si riferiscono Alfano e gli altri ministri: il fondo di Sallusti è lì da leggere, non mi sembra contenga minacce nei loro confronti [...] Mi sembrano un po’ tutti matti. Ma qualche attenuante questi qui ce l’hanno, stanno in un partito il cui leader verrà sottoposto a misure restrittive dopo la condanna, un partito di per sé molto anomalo. In questo casino è normale che qualcuno vada fuori di matto.

Secondo il Corriere.it invece quella dei “diversamente berlusconiani” non sarebbe solo una reazione esagerata, si è vicini al punto di rottura e, nelle prossime ore si potrebbe arrivare a una separazione definitiva:

Il confronto tra Berlusconi e Alfano avrà anche inevitabili ripercussioni sul destino del governo guidato da Enrico Letta. Se ci fosse una scissione nel partito c’è chi giura che una quarantina di senatori Pdl potrebbe votare mercoledì la fiducia all’esecutivo. Non è detto però che anche in caso di riconciliazione tra Berlusconi e quello che una volta era il suo «delfino» il Pdl rimanga compatto. Sul fronte cattolico infatti molte sono le perplessità dei parlamentari legati all’ex ministro Maurizio Lupi. Si parla di una quindicina di senatori Pdl pronti comunque a votare la fiducia. Ipotesi fondate o pure fantasie? Solo mercoledì sapremo la risposta. Ma una tappa molto importante si corre in queste ore.