01 ottobre 2013 | 17:47

Il Fatto Alimentare boccia la nuova pubblicità Fonzies: troppe allusioni sessuali, il Giurì la censuri

“Abbinare cibo spazzatura e pubblicità spazzatura è difficile ma non impossibile. Fonzies questa volta ci è riuscito e merita la pole position nella classifica della peggiore pubblicità dell’anno”. A Ilfattoalimentare.it proprio non piace la nuova campagna virale che Saiwa ha lanciato in rete per il famoso snack al formaggio: è di cattivo gusto e intrisa di richiami fin troppo espliciti alla sessualità, scrive il sito. Tanto che ieri ha inviato una richiesta al Giurì per bloccare lo spot.

Ecco la critica firmata da Roberto La Pira su Ilfattoalimentare.it.

Il ragazzino con gli occhiali che solleva lo sguardo e felice dice ad alta voce: «Mamma oggi 2 centimetri più lungo!» con una chiara allusione alle dimensioni del pene è il leit motiv dello spot. La mamma, entusiasta per la notizia, la comunica alla nonna che si reca immediatamente sul balcone per annunciarlo ai vicini, supportando la buona novella con gesti molto eloquenti. A questo punto lo spot mostra un’automobile con due altoparlanti sul tetto che gira per il paese ripete a tutto volume: «2 centimetri più lungo!». Il momento topico si raggiunge quando la cinepresa inquadra una signora che, impaurita dal messaggio, invita la figlia affacciata alla finestra a rientrare subito in casa.
Dopo 25 secondi di allusioni sessuali  sin troppo evidenti, dalle immagini si capisce che  il ragazzo non si era entusiasmato per l’improvvisa crescita del suo pene, ma per aver trovato un “Fonzies” nella confezione particolarmente grande, chiave di volta per partecipare ad un concorso a premi. La singolare campagna iniziata in rete e su Facebook il 2 settembre dovrebbe andare avanti sino al 15 novembre.
Parlare di cattivo gusto è una gentilezza, diciamo che i creativi scelti da Saiwa non hanno saputo frenare l’impulso ormonale e sono riusciti a produrre uno spot che dovrebbe essere spiritoso ma in realtà non lo è. Purtroppo in Italia non esiste una legge in grado di censurare pubblicità con un richiamo esagerato alla sessualità o che non rispettano la dignità della donna. Il regolamento dell’Antitrust non prevede regole per questi ambiti. Per arginare il cattivo gusto e l’esuberanza creativa dei pubblicitari abituati ad offendere la figura della donna o a usare allusioni sessuali bisogna rivolgersi all’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che di solito è molto efficiente quando si tratta di censurare spot spazzatura e pubblicità sessiste.
Ieri abbiamo inviato una richiesta per fare interrompere lo spot.