Comunicazione, New media

08 ottobre 2013 | 10:31

Con Twitter e Facebook la Chiesa si apre alla cyberteologia

(ANSA) Twitter, Facebook, social network e smartphone: con il dilagare della rete e dei nuovi strumenti anche per la Chiesa si apre una nuova era, quella della cosiddetta ‘cyberteologia’. Ad affrontare il tema e a porre nuovi interrogativi e spunti di riflessione è stato oggi in un incontro alla Camera il gesuita Antonio Spadaro che ha presentato il libro ‘Cyberteologia. Pensare il cristianesimo ai tempi della rete’. “Il rischio – ha spiegato Spadaro – è considerare la rete come un insieme di cavi, fili e modem. La rete è viceversa un’esperienza di persone, non una tecnologia. E la Chiesa è in rete perché in rete ci sono gli uomini e la Chiesa deve stare dove ci sono gli uomini”. Il suo libro rappresenta dunque “un calcio d’inizio per una riflessione che deve andare avanti”. Il problema posto da Spadaro è a sua stessa detta “banale” e parte dal presupposto che “la rete ha un impatto sul nostro modo di pensare”. La teologia a sua volta “è l’intellectus fidei, ovvero il pensare la fede”. E dunque, si domanda, “se la rete ha un impatto sul nostro modo di pensare e la teologia è pensare la fede, la rete non avrà un impatto anche sul modo di pensare la fede”? Bisogna capire cosa sta avvenendo, ha spiegato, e quali sono le sfide anche teologiche del prossimo futuro. Tenendo comunque presente il fatto che “non c’è opposizione tra ambiente fisico e ambiente digitale. La sfida non è come usare bene la rete, ma come vivere bene ai tempi della rete”. Intervenuto alla presentazione, tra gli altri, anche il ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia che ha definito rete come “il più grande spazio di libertà e di democrazia”. Il ministro ha poi fatto una sorta di mea culpa ricordando l’episodio di quando cinque anni fa affacciatosi a Facebook, spaventato per le possibili conseguenze della rete in termini di sicurezza introdusse una proposta parlamentare per dare più strumenti di controllo alla polizia. Iniziativa, quest’ultima, che scatenò reazioni a catena in quanto “interpretata come censura” e che si tramutò per lo stesso ministro in “un’occasione importante per conoscere internet nella sua dimensione collettiva e orizzontale”. Ora, ha detto, “sono diventato uno che cerca di viverci dentro sapendo che è la più grande comunità del mondo”. (ANSA, 7 ottobre 2013).