09 ottobre 2013 | 11:07

Dimmi che cosa cerchi e ti dirò che notizie vuoi. Se gli articoli personalizzati sono la fine del piacere della scoperta

La serendipità è sempre stata un ingrediente essenziale nella ricetta del buon giornale. Quella scoperta di qualcosa di inaspettato, lontano dagli interessi personali che accresce il proprio bagaglio di conoscenze e, magari, crea una nuova passione. Ma è ciò che vuole la generazione nata a cavallo del Duemila, i 18-31enni di oggi? Aprire un sito web alla ricerca dei risultati sportivi e scoprire chi ha vinto il Nobel per la medicina è ancora una scoperta piacevole?

Per Frédéric Filloux siamo in una fase caratterizzata dall’erosione della serendipità e, più in generale, della curiosità. Lo racconta in un articolo sul blog Monday Note, dedicato al futuro dell’informazione. Nell’economia dei media si sta sviluppando un approccio comportamentale (behavioral) che consiste nel fornire ciò che il lettore vuole nel momento in cui lo vuole. E fornire tutto e subito è il modo con cui le testate giornalistiche catturano l’attenzione del lettore, poiché sul web non si naviga solo per cercare notizie e le distrazioni come Facebook e Angry Birds sono molto più efficaci nello strappare tempo agli utenti.

Inoltre, la nozione ‘quotidiano di fiducia’ sta scomparendo tra i giovani lettori, in parte a causa degli aggregatori come Flipboard e Zine, ma anche perché sono ormai realtà affermate testate come Huffington Post, Business Insider e BuzzFeed, che ricombinano articoli prodotti da altri giornali e li impacchettano in un nuovo formato più accattivante per l’utenza Internet. BuzzFeed, ad esempio, è capace di condensare i qualche centinaio di battute un articolo lungo qualche pagina. La fonte della notizia rimane sempre la testata giornalistica tradizionale, ma gli utenti che cliccano sui link che rimandano agli articoli integrali sono davvero pochi.

Allora mantenere il traffico sul proprio sito diventa essenziale, e attrarre il lettore con un’offerta di notizie personalizzata diventa fondamentale. Gli strumenti tecnologici utilizzati sono tag, metadati, sistemi semantici di raccomandazione e minisiti tematici. L’obiettivo? Esporre per più tempo possibile un lettore alla pubblicità (ad oggi l’unico modo che garantisce una monetizzazione certa, seppur insufficiente, del web).

Filloux si chiede se è questa l’unica strada possibile oppure se c’è un modo per continuare a garantire la scoperta casuale e fortuita, insomma la serendipità. I lettori digitali hanno miliardi di informazioni a disposizione, ma sono sempre meno partecipi nelle scelte: per paradosso nel regno dell’interattività, subiscono l’informazione in modo passivo, poiché leggono solo ciò che gli algoritmi raccomandano. Insomma tutto il lavoro è affidato alla tecnologia. Solo pochi utenti investono il proprio tempo nell’impostare criteri di ricerca e percorsi di lettura personalizzati.

Monday Note ha intervistato Richard Gingras, fondatore di Salon.com, una delle prime pubblicazioni online al mondo. Gingras ora dirige la parte editoriale di Google News e Google+ e, secondo lui, “oggi la personalizzazione delle notizie è ancora a livelli rudimentali: Google analizza un percorso di lettura e scopre, ad esempio, che gli ultimi cinque articoli visti da un utente sono sulle primavere arabe, di conseguenza l’algoritmo suggerisce un contenuto sulla situazione egiziana”. Per il fondatore di Salon non è così che dovrebbe funzionare: “Se un lettore è interessato alle primavere arabe, la tecnologia dovrebbe permettere di consigliare letture sulla caduta in disgrazia dei dittatori sudamericani, sulle rivolte generazionali eccetera. Per far ciò gli algoritmi devono essere in grado di riconoscere ‘concetti’, ed è ciò a cui sta lavorando Google. Now, il sistema di ricerca predittivo disponibile sui cellulari Android, è un un esempio di questa linea di sviluppo.