09 ottobre 2013 | 10:23

La sentenza di Strasburgo dà ragione ad Antonio Ricci: sono felice per la sentenza della Corte europea

“Sono felice per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo”, ha commentato Antonio Ricci, creatore di Striscia la notizia, nel comunicato stampa diffuso ieri 8 ottobre: “La condanna aveva veramente dell’incredibile, tra l’altro sia in primo che in secondo grado la Pubblica Accusa aveva chiesto la mia assoluzione. Una bella notizia per tutti, o quasi. Ringrazio chi all’epoca aveva preso posizione a mio favore, anche quelli che purtroppo non ci sono più”.

Riportiamo inoltre il commento di Salvatore Pino, avvocato difensore di Antonio Ricci:

È stata oggi depositata la sentenza con la quale la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha accolto il ricorso presentato da Antonio Ricci per violazione dell’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Il ricorso era stato presentato in seguito alla sentenza con la quale, nel 2005, la Corte di cassazione – pur dichiarando la prescrizione del reato – aveva ritenuto integrato il reato previsto dall’art. 617 quater e 623 bis c.p., per avere Striscia la notizia divulgato un fuori onda della trasmissione di Rai Tre L’altra edicola, con protagonisti il filosofo Gianni Vattimo e lo scrittore Aldo Busi.
Superando le eccezioni procedurali interposte dal Governo Italiano, che ha provato a scongiurare una pronuncia che entrasse nel merito della vicenda, Antonio Ricci e i suoi avvocati, Salvatore Pino e Ivan Frioni, hanno infine ottenuto l’auspicato risarcimento morale, sancito dalla Corte che – al termine di una densa motivazione – ha riconosciuto la “violazione dell’art. 10 della Convenzione”, posto a tutela della libertà d’espressione.
La Corte – dopo aver riconosciuto che “il rispetto della vita privata e il diritto alla libertà d’espressione meritano a priori un uguale rispettoW” – diversamente da quanto sostenuto dai giudici italiani, che avevano escluso la possibilità stessa di un bilanciamento – ha ritenuto che la condanna di Antonio Ricci abbia costituito “un’ingerenza nel suo diritto alla libertà di espressione garantito dall’articolo 10 § 1 della Convenzione” ed ha altresì stigmatizzato la sproporzione della pena applicata rispetto ai beni giuridici coinvolti e dei quali era stata lamentata la lesione.