11 ottobre 2013 | 10:27

‘Attacco israeliano alla Siria’: il tweet rimbalza, i mercati vanno in tilt. Ma è riferito al 1973

’10 ottobre. Aeronautica israeliana bombarda aeroporti in Siria per impedire che armi sovietiche raggiungano l’esercito siriano’. Diciassette parole di troppo, qualche miliardo di meno. Un imprudente tweet messo in rete dal portavoce dell’esercito israeliano venerdì mattina, mittente @IDFSpokeperson, ha mandato per qualche minuto in confusione i mercati petroliferi di mezzo mondo. Facendo sussultare i prezzi del greggio, spingendo a scambi rapidi, provocando una scossa che s’è avvertita dalle borse asiatiche a quelle europee. A raccontarlo è il sito del Corriere della Sera, ecco l’articolo:

La notizia non era in sé sbagliata: semplicemente, era vecchia di quarant’anni. Osservando meglio le 140 battute del messaggio, infatti, tra la data e il testo era stato inserito l’hashtag #Yomkippur73. Che su molti display è però apparso in giallo, troppo pallido forse per essere subito notato: «Ovviamente – ha dovuto precisare (e un po’ giustificarsi) il portavoce militare, Peter Lerner, a un giornalista dell’ufficio Reuters di Gerusalemme -, questo comunicato fa parte della nostra serie di tweet storici dedicati alle celebrazioni per l’anniversario della guerra del Kippur del 1973. I fatti sono lì, semplici da leggere. Era tutto evidente dallo stesso tweet».

Tanta evidenza è sfuggita ai broker e ai grandi trust finanziari. L’accenno alle «armi sovietiche» (e non russe) avrebbe dovuto magari insospettire, ma si sa a quale velocità circolino sui mercati, e quali rapide reazioni provochino, le notizie di nuove guerre e d’imprevisti bombardamenti. Così dopo le 10.20, l’ora del tweet, i prezzi del greggio sono schizzati un po’ dappertutto. La spinta verso l’alto è stata in parte bilanciata dalla speranza d’una svolta nella discussione sul debito americano e dalla soluzione rapida della crisi libica scoppiata all’alba, col sequestro-blitz del premier di Tripoli, ma è un dato di fatto che l’indice Brent Crude, nei quaranta minuti successivi al tweet, è salito d’oltre un dollaro: da 110,40 a 111,50. Alle 13, col concorso d’altri fattori di rincaro, s’è toccato il massimo mensile di 111,74 dollari.

Nel 1973, quella (vera) guerra tra Israele e Paesi arabi provocò uno choc petrolifero entrato nei libri di storia. Stavolta, il (falso) blitz israeliano sulla Siria è uno choc mediatico che investe l’ultimo arrivato dei media globali. Cambia il mezzo, non il messaggio fasullo e l’effetto che provoca. Accadde alla radio negli anni Trenta, con «La guerra dei mondi» di Orson Welles e migliaia d’americani, terrorizzati, che scambiarono un fantascientifico sceneggiato radiofonico per una vera invasione di marziani. E’ capitato spesso ai giornali, con le notizie-patacca di personaggi celebri dati per morti. É successo più d’una volta con la tv: nel 2010, dovette intervenire la Commissione europea a tranquillizzare l’opinione pubblica georgiana, dopo un tg fasullo che raccontava un inesistente attacco dei russi, con la «notizia» in diretta dell’assassinio del presidente Mikhail Saakashvili. Ora tocca a internet e ai social network, spesso un Far West: in aprile, da un falso account dell’agenzia Associated Press, fu diffusa la bufala d’un attentato al Campidoglio, due bombe e addirittura il presidente Barak Obama ferito. Non s’è mai capito chi abbia lanciato quel sinistro cinguettio. S’è calcolato che, sui mercati azionari, sia costato 200 miliardi di dollari.

Leggi l’articolo sul sito del Corriere della Sera.