15 ottobre 2013 | 13:28

Il galateo di Twitter nel 2013: 12 consigli da seguire

Dimentichiamo forchette, cucchiai e tutte le regole per comportarsi bene a tavola, con Twitter non servono. Ma è altrettanto importante presentarsi in modo corretto e non apparire maleducati o, peggio, fastidiosi. La netiquette (così si chiama il galateo del web) è in evoluzione e, su Mashable, Rebecca Hiscott ha preparato uno schema con le buone pratiche per twittare. Se si seguiranno, la ricompensa sarà un numero crescente di follower. E micropost ben scritti e interessanti possono essere uno strumento efficace di autopromozione.

1. Nessun contenuto è privato, Twitter non è una chat
Il proprio account è leggibile da chiunque, anche i tweet passati. Scrivere su Twitter è come conversare con i propri genitori o i propri colleghi di lavoro: niente parolacce, massimo rispetto per gli altri e limitare al minimo abbreviazioni ed espressioni gergali o poco comprensibili.
Si può condividere tutto ciò che si ritiene interessante, dalle fotografie agli articoli che pensiamo siano stimolanti. Ma bisogna stare alla larga dalle notizie non verificate o, peggio, false: si catturerà l’attenzione di qualcuno nell’immediato, ma si verrà bollati come inaffidabili.

2. Bulimia da condivisione
Non c’è niente di peggio di un account pieno di tweet come: “sto guidando verso casa”, “sto facendo colazione”, “che bella serata”. Sono dettagli che non interesserebbero neppure gli amici più stretti, tanto meno a un pubblico più vaso.

3. Mai rivelare il finale di un libro o di un film
Sono i cosiddetti spoiler e Twitter ne è pieno, ma è bene non accodarsi a questa tendenza e non rovinare la visione (o la lettura) a chi potrebbe anche per sbaglio leggere i nostri post.

4. Twitter e l’autopromozione
Far pubblicità a se stessi, anche in modo spudorato, fa parte del gioco. Ma nessuno vuol seguire un account pieno di tweet come: “Visita il mio blog” o “leggi il mio post”. Invece segnalare contenuti scritti da altri utenti è sempre apprezzato (a meno che non siano offensivi o falsi). Una buona regola sarebbe alternare un proprio tweet a 3 micropost prodotti da altri.

5. “Cerco lavoro, offro lavoro”. Da evitare
Gli annunci di lavoro e di vendita sono sconsigliabili. È preferibile invece usare siti appositi o le email. Twitter è un luogo per informare, non una bacheca.

6. Opinioni politiche e religiose. Argomenti delicati?
Si sceglie di seguire un account perché conoscere gli interessi e le idee di qualcuno. Possono essere condivise o meno, ma sono opinioni interessanti sono degne di essere espresse. Prima di scrivere su un argomento controverso e partecipare a una crociata virtuale è bene chiedersi:
- Sono davvero bene informato? ho una posizione costruttiva su ciò che sto per scrivere?
- C’è qualcuno più preparato e qualificato di me su questo argomento (e poterlo retweettare)?
- La mia opinione può fare la differenza?
- Ho mai fatto qualcosa, al di fuori dei social network, per promuovere la causa sulla quale mi sto per esprimere?
- Sono cosciente del fatto che farò arrabbiare qualcuno e potrei indispettire anche alcuni amici?

7. Hashtag
Servono per amplificare una conversazione o per aggiungere una nota umoristica a un tweet, ma rendono più difficile la lettura. Mai superare le tre hashtag in un post. A questo proposito, rimandiamo a una microguida di Mashable.

8. Scrivere da sbronzi
È comune buonsenso: non si fa. Hemingway o Bukowski sapevano scrivere da ubriachi, ma forse nemmeno loro lo avrebbero fatto su Twitter.

9. Mi si nota di più se twitto poco o se scrivo tanto?
È un dato soggettivo e dipende da ciò che si ha da comunicare. Bisogna essere umili a sufficienza da riconoscere che sono pochi i contenuti che meritano davvero di essere condivisi. Ma se si twitta meno di una volta alla settimana i follower diminuiranno in fretta. Per i novizi è consigliabile mantenersi tra i quattro e i cinque micropost al giorno.
Se si vuole iniziare una diretta Twitter di un evento è una buona pratica avvertire i prima propri follower.

10. È necessario seguirsi a vicenda?
Nessuno è obbligato a seguire un follower. Al contrario, cliccare follow alla cieca può essere controproducente. Seguire qualcuno, anche senza condividerne le opinioni, dice molto dei propri interessi: diventare follower di chi si occupa di politica o gossip o tecnologia delinea il proprio profilo meglio della biografia online. Inoltre, perché seguire qualcuno a cui non si è interessati? Bisogna evitare la pratica diffusa di seguire qualcuno finché non diventa a sua volta un follower e poi eliminarlo.
C’è però un’eccezione: scegliere di non seguire un proprio collega o un amico può essere considerato arrogante. Se davvero quella persona non è interessante, si può creare una lista che lo escluda. Ecco come si fa. Ma se qualcuno che vi conosce sceglie di non seguirvi, non è la fine del mondo.

11. Come condividere e come interagire con gli utenti?
Non bisogna essere timidi. Citare qualcuno e menzionarlo (facendo precedere ‘@’ al nome dell’utente) è sempre ben visto, anche se quando non si hanno risposte: molti utenti ricevono troppe menzioni e non riescono a controllarle tutte. In generale, però, non bisogna ignorare qualcuno che prova a coinvolgerci.
Se un tweet ci appare brillante o divertente, si può condividere per scambiare una risata con qualcuno. Ma mai appropriarsene: è facile capire da chi è stato rubato.
Ci sono diversi modi per condividere:
- cliccare sul bottone retweet per ripubblicarlo così com’è;
- aggiungere RT davanti al nome dell’utente e poi riportare il testo con un un commento personale;
- se si vuole riformulare del tutto il messaggio il messaggio invece si deve usare H/T davanti al nome dell’utente.
Se vuole essere retweettati è buona norma non riempire tutti i 140 caratteri a disposizione, così altri possono aggiungere una piccola frase.

12. Come comportarsi con i messaggi automatici?
I social network, per definizione, sono fatti per le persone. Un post automatico non è benvisto, soprattutto i messaggi diretti del tipo “grazie per esser diventato mio follower, visita il mio sito web”. Lo spam non dà mai un’impressione positiva di sé.