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16 ottobre 2013 | 17:50

Il fatturato di Twitter corre, ma le perdite si ampliano costantemente

(TM NEWS) Twitter vola spedito verso la Borsa di New York, cercando di tenersi alla larga dalle sue paure: quella di essere abbandonato da celebrità e autorità, o quella che gli utenti (e le inserzioni pubblicitarie) si spostino su una piattaforma alternativa. Il social network desta scalpore scegliendo il “vecchio” Nyse come trampolino di lancio, a discapito dell’ultratecnoligico Nasdaq, e al tempo stesso svela dati che sollevano alcune incognite sulla sua quotazione. Il fatturato va al galoppo, raddoppiando, ma le perdite si sono consistentemente ampliate perché i costi crescono quasi con la stessa rapidità. Per tenersi all’avanguardia investe al massimo su ricerca e sviluppo, ma anche su marketing e pubblicità, con spese triplicate e che ora, assieme a quelle amministrative, assorbono quasi metà di quanto realizzato con le vendite.

Intanto emerge una struttura di proprietà azionaria che vede il controllo spartito tra banche d’affari, fondi di venture capital e il management stesso, i cui massimi esponenti sono stati pagati con montagne di azioni. Tanto che al momento messi assieme i dirigenti di Twitter – alcuni dei quali sono gli stessi fondatori – controllano oltre un 25 per cento del capitale societario, secondo la documentazione aggiornata fornita da Twitter alla Sec, la Securities and Exchange Commissison, l’ente Usa che vigila sulla Borsa.

Nello stesso documento, in base agli obblighi previsti dalle normative Usa, la società indica quali siano i fattori che ritiene più significativi per le sue prospettive e il suo giro d’affari. Un elenco dettagliato che Twitter sintetizza così: “Se non riusciamo a far crescere la nostra base di utenti, oppure se il coinvolgimento degli utenti o degli inserzionisti nella nostra piattaforma cala, il nostro fatturato, la nostra attività e i nostri utili potrebbero risultarne danneggiati”. Twitter precisa che la sua base di utenze attive mensili ha raggiunto quota 231,7 milioni alla fine di settembre, il 39 per cento in più rispetto ai 167,1 milioni di un anno prima.

“Se la gente non continua a percepire i nostri prodotti e servizi come utili, affidabili e veritieri, potremmo non essere in grado di attrarre utenti o aumentare la frequenza del loro coinvolgimento con la nostra piattaforma e con le inserzioni pubblicitarie”. Lo stesso social network ricorda come “diversi siti consumer-oriented che hanno ottenuto popolarità agli esordi, hanno poi visto calare la base di utenti o il loro coinvolgimento, in certi casi precipitosamente. Non ci sono garanzie – dice Twitter nel documento alla Sec – che non subiremo una erosione simile”.

Viene quindi snocciolata la lunga lista delle “paure” del social network. La prima elencata è quella che “gli utenti si spostino su altri prodotti, servizi o attività alternativi ai nostri”. C’è poi il rischio che gli “utenti influenti” – ossia leader politici, celebrità, rock star, atleti, giornalisti, squadre di calcio o società editoriali – “concludano che un prodotto alternativo sia più rilevante”. Oppure un altro pericolo è che “non siamo in grado di convincere nuovi utenti dell’utilità e del valore dei nostri servizi”. E a seguire, l’incapacità di introdurre innovazioni, di essere presenti con contenuti interessati o rilevanti agli occhi degli utenti.

C’è da dire che proprio da questo documento emerge che Twitter non lesina spese sugli investimenti, sentendo evidentemente come vitale la necessità di tenersi all’avanguardia. Anzi è proprio il massiccio continuo stanziare fondi in questa direzione che contribuisce maggiormente ad aggravare le perdite. Solo su ricerca e sviluppo nei primi nove mesi dell’anno il social network ha speso 199 milioni di dollari, un più 153 per cento. Da sola questa voce costituisce oltre un terzo, il 36,3 per cento delle spese totali, che sono pari a 548,3 milioni e sono cresciute del 100,9 per cento.

E la crescita al galoppo dei costi è la nota dolente dei dati forniti da Twitter. A dispetto di un fatturato più che raddoppiato, con un più 106 per cento a 422,2 milioni di dollari, le perdite della società si sono consistentemente allargate. Su marketing e pubblicità spende poco meno di quel che spende in ricerca, 138,9 milioni di dollari, in crescita del 140 per cento.
Altri 56 milioni di dollari se ne vanno in spese amministrative, con una crescita più moderata, più 25 per cento, e ne risulta un rosso di bilancio da 133,8 milioni di dollari, quasi il doppio dei 70,7 milioni registrati nello stesso periodo di un anno prima (+89%).

A furia di spendere più di quel che guadagna Twitter ha accumulato un debito totale che sfiora il miliardo di dollari (992,8 milioni a fine settembre).

La documentazione alla Sec fa poi luce anche su quello che è l’attuale assetto proprietario di Twitter: tra i soci rilevanti il principale, con un 17,9 per cento è il fondo Rizvi Traverse, controllato dal finanziere 47enne Suhail Rivzi, che detiene quote rilevanti anche in una società creata da uno dei fondatori di Twitter, la Flipboard di Jack Dorsey, e ha anche quote su Playboy. Seguono la banca d’affari JP Morgan al 10,3 e una serie di fondi a controllo privato: Spark Capital (6,8%), Benchmark Capital Partners VI (6,6%), Union Square Ventures (5,9%), DST Global (5%).

Poi ci sono i manager, che messi tutti assieme possiedono un 25,5 per cento del capitale. Tra questi Jack Dorsey con un 4,9 per cento e Evan Williams con il 12 per cento. Quote accumulate in buona misura anche tramite i trattamenti retributivi. Perché sempre dalla suddetta documentazione emerge che la parte di gran lunga più rilevante delle retribuzioni dei manager è costituita appunto da azioni o opzioni: l’amministratore delegato di Twitter, Richard Costolo, ha ricevuto un salario fisso di 200mila dollari sul 2012, più ben 11,3 milioni di dollari tra azioni e opzioni. Quasi altrettanto si è aggiudicato il vicepresidente Christopher Fry, responsabile dell’engeneering: 145 mila dollari di salario, 100 mila di bonus e 10 milioni in azioni.

TM NEWS 16 ottobre