17 ottobre 2013 | 17:44

Cosa si sa (e cosa ancora no) sulle ambizioni giornalistiche del fondatore di eBay dopo aver assunto il giornalista del Datagate

Glenn Greenwald, il giornalista che ha rivelato lo scandalo del Datagate, ha lasciato il Guardian per unirsi a una nuova iniziativa editoriale di Pierre Omidyar, il miliardario che ha fondato eBay. Non si sa molto di questa iniziativa, ma secondo Gigaom, si può già dedurre qualcosa.

Che cosa si sa

1. Sarà un progetto tutto digitale
Jay Rosen, professore alla New York University e autore di molti saggi sul mondo digitale, scrive sul suo blog che non ci sarà alcuna componente cartacea nella nuova startup giornalistica

2. Omidyar ha intenzione di investire molti soldi
Quest’estate il fondatore di eBay è stato a un passo dall’acquistare il Washington Post. Jay Rosen ha chiesto ad Omidyar di quantificare l’investimento, e ha risposto: “I 250 milioni di euro che Bezos ha investito nel Post potrebbero essere un inizio”.

3. Sono già della partita la documentarista Laura Poitras e Jeremy Scahill, giornalista d’inchiesta di The Nation
“I tre giornalisti erano già in contatto e avevano già lavorato insieme per lo scandalo Nsa e avevano già parlato di un nuovo progetto da creare insieme. Omidyar gli ha proposto un proposto un’idea simile, che hanno accettato”, riferisce Michael Calderone sull’Huffington Post.

4. Il nuovo sito non si occuperà solo di inchieste legate alla sicurezza, sarà un sito di notizie generaliste
Sul suo sito web, il fondatore di eBay ha scritto: “Il nuovo sito darà spazio a notizie di interesse generale. Il suo scopo sarà dare spazio a giornalisti indipendenti di vari settori e con varie competenze”. Il team del progetto è al lavoro “su una nuova piattaforma tecnologica adatta alle esigenze dei giornalisti”. Su Buzzfeed Gleenwald ha confermato che non ci saranno solo inchieste, ma anche articoli legati allo sport e allo spettacolo. Rosen riferisce l’opinione di Omidyar: “Se il sito si focalizzasse solo sulle inchieste non catturerebbe l’attenzione di un pubblico ampio”. Insomma non vuol essere un prodotto di nicchia, ma essere vicino agli interessi di tutti i tipi di utenti.

Che cosa non si sa

1. Il nome del sito

2. Il suo piano di sostenibilità
Al di là dei miliardi di Omidyar, non si sa se il sito si baserà sulla pubblicità o se avrà lo statuto di un ente non profit. Quello di Omidyar non è il primo investimento nell’editoria. Nel 2010 ha fondato l’Honolulu Civil Beat, quotidiano locale delle Hawaii. In un primo momento non offriviva accesso gratuito: l’abbonamento costava 19.99 dollari al mese, poi ridotto a 9,99 dollari nel 2012. Il sito non ha mai ospitato banner. E questo potrebbe significare che Omidyar preferisce il paywall e non è interessato a trovare investitori pubblicitari. Tuttavia il nuovo progetto potrebbe anche essere totalmente gratuito.