Televisione

17 ottobre 2013 | 17:45

Adriano Olivetti: su Raiuno la miniserie sull’imprenditore illuminato

(ANSA) Imprenditore illuminato e politico. Un ”gigante”, ancora attuale, con una ”capacità visionaria che ricorda Steve Jobs”. E’ la figura di ”una delle menti più geniali del Novecento”, Adriano Olivetti, il protagonista della nuova miniserie coprodotta da Rai Fiction e Casanova Multimedia, in collaborazione con Telecom Italia e Pirelli, presentata oggi a Milano. Nel titolo c’è già la sintesi della sua storia: ‘Adriano Olivetti. La forza di un sogno’, cioè quello di coniugare capitalismo e profitto con bellezza, cultura e solidarietà sociale. Due puntate, in onda in prima serata su Rai1, il 28 e 29 ottobre, con il volto dell’imprenditore di Ivrea interpretato da Luca Zingaretti, agli ordini del regista Michele Soavi, nipote di Olivetti. Che ha fatto ricorso anche ai ricordi di famiglia, ”ai racconti di mia madre e di mio padre”, ha confessato Soavi, per tratteggiare quell”’uomo ispirato”, quel nonno che ”aveva la passione per il cinematografo ma si addormentava dopo mezz’ora di proiezione, russando”. Una storia che lo ha messo di fronte a un pezzo di vicende familiari, tanto da definirsi inizialmente timoroso a ”prendere nelle mie grezze mani di regista di polizieschi una storia che è un meraviglioso vaso di cristallo”. Prova da cui ne è uscito indenne se anche Laura Olivetti, figlia di Adriano e presidente della Fondazione, ha replicato: ”Si vede che è una regia fatta con amore”. Un personaggio ”complesso” che ha ‘rapito’ tutto il cast, a cominciare da Zingaretti. ”Lo porterò dentro per sempre”, ha detto dopo aver letto in conferenza stampa una lettera della nipote di un anziano dipendente Olivetti che spiegava cosa ha voluto dire quel marchio – e quel modello di fabbrica – per la città di Ivrea. ”E’ stato capace di ripensare il rapporto tra imprenditore e operai”, ha spiegato sempre l’attore. Il film si apre nel 1960. Adriano Olivetti è all’apice della sua carriera imprenditoriale. Archiviato il successo della Lettera 22, sta per entrare in produzione il primo calcolatore elettronico a transistor. Ma scompare all’improvviso: un infarto, che lo colpisce mentre in treno è diretto in Svizzera, lascia da una parte una scia di dubbi (sottolineata nella fiction ”in cui abbiamo voluto dare la possibilità al telespettatore di un momento di riflessione, senza però creare teorie cospirative”, ha spiegato Barbareschi, produttore del film) e dall’altra l’azienda senza la sua guida. E’ poi un lungo flashback a ripercorre i passi di Adriano, dall’infanzia al periodo in cui prende in mano le redini dell’impresa di famiglia, dagli amori ai contrasti familiari e con i ‘colleghi’ imprenditori, dall’occhio attento degli Stati Uniti e della Cia fino all’impegno politico con il Movimento Comunità. I possibili parallelismi con i giorni nostri li ha invece tracciati Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, che ha individuato nella produzione ”un film importante, necessario per la Rai” e in Olivetti e nella sua visione della fabbrica ”una possibile via d’uscita dalla crisi, con il suo essere così votato al futuro. E’ un modello anche per oggi. Le sue idee sono estremamente dirompenti e di grande attualità”. Soprattutto in un Paese che ”sotto gli occhi di tutti – ha concluso Barbareschi – ha visto negli ultimi 50 anni le sue più grandi industrie svendute”. (ANSA, 17 ottobre 2013).