19 ottobre 2013 | 12:54

Nuove polemiche: i quotidiani parlano di Michelle Bonev, tra fiction fallite, ricatti e ascolti da record

Dopo la puntata di ‘Servizio Pubblico’ di giovedì 17 ottobre tutti ricorderanno il nome di Michelle Bonev, almeno quei quasi 3 milioni di telespettatori che hanno seguito il programma di Michele Santoro. Ma chi è, oltre a essere la presunta amante di Francesca Pascale?

Attrice bulgara, ha costeggiato Rai, Mediaset, Sanremo, Il Festival di Venezia e la prima serata di Canale 5. Ha realizzato la fiction ‘Donne in gioco’, che Aldo Grasso ha definito “La più brutta fiction mai vista da vent’anni a questa parte”. La sua apparizione a ‘Servizio Pubblico’ sembra essere il capolavoro della sua vita, scrive Marco Giusti sul ‘Manifesto’ del 19 ottobre: ha realizzato ascolti da record per La7 e ha scatenato una polemica che, 2 giorni dopo, continua a riecheggiare sui quotidiani.

Michelle Bonev

Michelle Bonev durante ‘Servizio Pubblico’.

Riportiamo gli articoli apparsi sul ‘Fatto quotidiano’, su ‘Libero’, sul ‘Manifesto’ e su ‘La Repubblica’ del 19 ottobre.

‘Il Fatto quotididiano’, in un articolo di Malcom Pagani dal titolo ‘Quando la Bonev piaceva a tutti’, ricostruisce il passato dell’attrice:

C’era. C’è sempre stata. Dalla Rai a Mediaset, da Sanremo a Panorama, dal Festival di Venezia alla prima serata di Canale 5. Mezzadra nelle terre del pensiero unico, ora alle prese con l’esproprio coatto, a Michelle Bonev non tornano i conti. Per l’eroina dei due mondi, virtuosa fruitrice del finanziamento pubblico e privato, della prebenda dalle misteriosi origini elargita senza battere ciglio e dell’agiografia a prescindere sui giornali del capo, è l’ora dell’ultimo spettacolo.
La donna che sapeva troppo ha distrutto l’altarino e adesso, mentre Francesca Pascale minaccia cause per 10 milioni di euro a La7 e chiede pegno per l’intervista dell’attrice a Francesca Fagnani andata in onda a Servizio Pubblico, come in una tipica allucinazione italica in precario equilibrio tra farsa e tragedia, Dragomira è al confino. Più del ripudio, poté la lapidazione. E così, nel delirio generale, nel diluvio biblico, nel “si salvi chi può” in cui nessuno può più sbandierare un’immunità, e pudore e vergogna sono sentimenti relativi. Anche chi ieri come Mara Carfagna applaudì Bonev in trasferta al Festival di V enezia, può giocare sull’oblio, dar fiato alla retorica e scagliare la prima pietra. Fingendo di indignarsi. Prendendosela con il conduttore e dando alle stampe un offeso comunicato vergato da un modestissimo imitatore del Manzoni in cui si grida ai “veleni”, si descrive il centrodestra come un’oasi di benessere in procinto di conquistare le elezioni e in un aulismo mal speso si dice che Santoro “non riesce proprio a resistere al richiamo della foresta di ‘cianciminiana’ memoria”.

LA MEMORIA è un bel tema. Mara deve averla smarrita. Nel 2010, a Venezia, a margine dell’”Action for woman” un premio finto da consegnare a Dragomira nella cornice del Festival (una medievale messinscena orchestrata da Berlusconi e dal suo Griso, San dro Bondi, precipitato ai Beni culturali al solo scopo di eseguire le direttive della vera terza Camera, il governo di Arcore) Carfagna disse altro. Michelle voleva andare a Venezia, Silvio dispose il tappeto rosso e Mara non trattenne l’enfasi: “Sono orgogliosa di poter omaggiare una ragazza così coraggiosa”. C’era un imbarazzato e ignaro Giancarlo Galan a portare i saluti di Re Silvio. Sostavano Deborah Bergamini, i parlamentari bulgari e tutti gli equilibristi di un circo che ora pare in malinconica dismissione. In questo Satyricon di retroguardia, con la doppia morale in agguato, le mutande alle finestre (eppure a Berlusconi, al G8 di Genova, non piacevano) e lo scomposto tutti contro tutti assurto a religione unica del tramonto di un sistema, si scopre che pur in rotta, le truppe marciano compatte e allineate. E dimenticano, nel terrore che all’oggi non segua il domani, i baci alla Bonev, le sfilate di regime e il recente ieri. L’era in cui l’ex intellettuale organica Michelle Dragomira Bonev da Burgas, Bulgaria, più che il bello o il cattivo tempo, dettava a piacimento il proprio. Lo poteva fare. N e aveva facoltà. Desiderava fare la valletta a Sanremo? All’ex castellana di un’agenzia di modelle, era consentito. Agostino Saccà (poi deluso) le procurò un provino con i responsabili del Festival: e Sanremo con Pippo Baudo fu. Cercava denaro e distribuzione per veicolare il suo Goodbye mama (in un’inquadratura c’è anche una foto di Berlusconi) con Rai Cinema? Ecco-previa telefonata del magnanimo Silvio un milione di euro di investimento a fronte di un incasso di euro 66.000. Sovrintendeva Berlusconi. Michelle gli era amica e quindi, di converso, celebrata ancella capace di scrivere libri buoni per la differenziata e ottenere contestuali interviste stravolte all’uopo con firme di valore e pensiero come Giampiero Mughini. Il giornalista che furibondo, si ritrovò il suo testo poi ampiamente “emendato in senso ruffianoide” per l’augusto intervento del direttore del Panorama di allora, il fraterno amico di Silvio, Carlo Rossella. Storie dell’altro ieri che adesso, mentre Renato Brunetta rimuove le antiche tirate contro il denaro pubblico smarrito nelle spire del “culturame” ed evoca operazioni di macelleria televisiva ai danni del suo mentore, un po’ di sangue impastato con la merda sul palcoscenico dell’osceno, fanno effettivamente filtrare. Malafemmina, Bocca di rosa, “pentita delle mutande” come diceva soavemente di fronte alla Bonev Maurizio Belpietro, in un attentato al buon senso a un tratto più verosimile ed evidente, di quello che denunciò ai suoi danni. Michelle non era una passante. Era di casa. Più in là dell’ultima fiction dal titolo profetico prodotta da Mediaset (“Donne in gioco”) lo dimostrano persino gli equivochi sms che disperata, Dragomira inviava a Francesca Pascale non più di una settimana fa e che in una manovra in stile Sisde, sono oggi di dominio pubblico: “Sono stata l’unica a ripetere che eri tu la donna giusta per lui. Il risultato è che oggi voi state sulle copertine dei settimanali e io sono distrutta professionalmente e psicologicamente, con un’azienda messa in liquidazione”. In svendita, come lei. Usata, gettata, ferita. Ancora molto pericolosa: “Due mesi fa ti avevo scritto che avevo bisogno di incontrare Silvio e ancora aspetto la risposta. Questa è la verità”. L’ultima, prima della prossima.

Giacomo Amadori, su ‘Libero’, intervista Agostino Saccà. L’ex dirigente Rai parla di un tentativo di ricatto da parte di Michelle Bonev.

Agostino Saccà, 69 anni, calabrese di Taurianova, con la Bulgaria non ha un gran feeling. Da direttore generale della Rai (carica ricoperta dal 2002 al2003) venne accostato al cosiddetto editto bulgaro proclamato da Berlusconi contro Michele Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi. Oggi di lui si parla come l’uomo che ha lanciato nella tv pubblica Michelle Bonev, prima inserendo la nel cast di Sanremo 2003, quindi, diventato direttore di Rai fiction, offrendole parti da protagonistanelle mini serie della tv di Stato. Con Libero Saccà si scalda.
“Non mi interessa parlare con lei”.
Perché?
“Non voglio parlare con nessuno”.
Ma lei è l’uomo che ha lanciato la Bonev in Rai ..
“Se la signora fosse stata una pessima attrice, allora io sarei un genio, perché ha conquistato la media del 30 per cento di share con le mini serie in cui ha recitato. Se il giornalismo non tiene conto nemmeno dei numneri … “.
Ma io non sto contestando il suo lavoro. la sto cercando per l’intercettazione dove lei parla con il manager della Bonev, l’avvocato Guido Bosco. Su Internet ci sono aluni stralci di quella telefonata.
“Legga bene l’intercettazione. La legga bene perché non faccio sconti a nesslmo. Non ho mai querelato un giornalista, ma c’è sempre una prima volta. In quella chiamata faccio una bellissima figura. Io non accetto i ricatti”.
In che senso?
“Quella telefonatalaricordo perfettamente, da qualche parte ho anche la trascrizione. (Scartabella). Ecco, ho trovato degli appunti. Aspetti che glieli leggo. All’inizio Bosco mi dice che la Bonev è furiosa con me e che gli ha mandato una lettera che deve leggermi …”.
E che cosa c’era scritto?
“Che avevo promesso alla Bonev di produrre un forrnat di quattro puntate ideato da lei, ma che avevo smesso di riceverla».
È vero questo?
“È vero che non le davo più udienza. A quel punto domando a Bosco: che cosa vuole? Fare la produttrice? Si accontenti di fare l’attrice”.
Che cosa replica Bosco?
“Che la Bonev intende organizzare una conferenza stampa contro di me”.
E lei come ribatte?
“Chiedo: che cos’è questo, un ricatto? Faccia pure tutte le conferenze stampa che vuole, ma che non mi rompesse più i coglioni. Io non ho niente da nascondere e griderò al mondo che c’è tm ricatto in atto. Al massimo, penso, potrà inventarsi qualcosa, ma io che non ho avuto paura della ‘ndrangheta, posso avere paura di una bulgara? E avverto Bosco: il reato di calunnia è punito con diversi anni di prigione”.
Quindi la Bonev ha provato a ricattarla?
“Il tono era ricattatorio. E per me è stata una delusione grandissima. La Bonev era un’ attrice baciata dalla fomma, ma nel momento in cui ha preteso di diventare produttrice l’ho mandata a cagare perché nessuno mi può ricattare. E avevo ragione io: infatti quando si è messa a produrre per Mediaset ha fatto 1’8 per cento. Uno non si può inventare gli asini che volano”.
Ma neppure come attrice era una fuoriclasse. L’avete fatta doppiare.
“Non era tm’attrice eccezionale, però con il carisma suppliva alle non straordinarie doti di recitazione. Mica potevo scherzare coni soldi della Rai.Io ho valorizzato i soldi dell’azienda con questa povera donna”.
Povera donna?
“Per me è tale una che si mette in questi casini, che cerca le scorciatoie. La vita è fatica, dolore, serietà. Non è che puoi conquistare il proscenio dicendo certe cose su Francesca Pascale”.
Non ha paura che la Bonev possa tirare fuori qualcosa su di lei?
“Faccia quello che vuole. Non ho mai avuto paura neppure quando facevo politica da ragazzo in Calabria o quando ho consigliato ai miei nipoti di denunciare un tentativo di estorsione. Io non ho scheletri nell’armadio. I magistrati di Napoli hanno passato la mia vita ai raggi x e sa che cosa ha scritto un gip di Roma amico di Marco Travaglio? Che non solo non ho mai commesso reati, ma anche che non sono mai venuto meno ai miei doveri d’ufficio. I finanzieri quando sono venuti a casa mia sono rimasti stupiti che l’ex direttore generale della Rai vivesse in 60 metri quadrati”.
Insonuna non ha nulla da nascondere.
“L’ex direttore generale della Rai Claudio Cappon che ce l’aveva con me mise cinque persone a lavorare sul mio conto per provare a incastrarmi e non ha trovato nulla, neanche una nota spese sbagliata. Quindi figuriamoci se io potevo subire un ricatto della signora Bonev.”
Il suo amico ed ex assistente in Rai, Canneto Messina sostiene che la Bonev fosse la sua amante.
“Lo nego assolutamente. La Bonev era la fidanzata del direttore generale del Milan. La prova che non stesse con me è il fatto che io abbia potuto mandarla a quel paese. L’ho aiutata perché mi aveva commosso con la sua storia: pensavo fosse una piccola fiammiferaia uscita dall’inferno comunista; sapevo che era finita in giri orribili, faceva l’entraineuse in un piano bar. Messina ha organizzato un cena a casa sua in cui c’erano diverse persone e lì ho visto che la Bonev aveva presenzascenica. Una cosa che non s’impara in nessuna scuola e lei ce l’aveva”.
Sgarbi ha detto che era la sua raccomandata bulgara.
«Quell’anno il Dopo festival doveva farlo Vittorio, non so perché l’abbiano fatto fuori. Per questo ce l’hacon me. Comunque dopo ho fatto fare l’attrice alla Bonev per dimostrare che non era una mia raccomandata e per questo ho scommesso su di lei. Per me non aveva talento di attrice, ma aveva carisma. Nel cinema bastano un ottimo regista e uno straordinario direttore della fotografia. Con i dieci milioni di telespettatori e il 39 per cento di share della miniserie L’uomo che sognava con le aquile ho dimostrato che non eralamiacocca. E anche gli altri suoi lavori non hanno mai fatto meno del 23 per cento. Per questo quando mi ha chiamato il suo agente con quella lettera mi sono infuriato».
Ma lei hai mposto la Bonev a Baudo?
“Non ho imposto niente a nessuno. Ho detto a Baudo che c’era questa ragazza con una storia toccante. Baud o che è un signore ed è intelligente ha accettato di impiegarla, l’ha utilizzata per fare disegni, parlare un po’ dell’America, dove era stata per fare un corso di sceneggiatura, insomma per fare spettacolo. Però ora non mi faccia aggiungere altro”.

Marco Giusti sul Manifesto commenta la puntata di Servizio Pubblico, definendola “Talk fiction”.

Michelle Bonev ha finalmente recitato il capolavoro della sua vita. Scordiamoci la fiction «Donne in gioco», da lei scritta, diretta, interpretata e prodotta, ovviamente coi soldi di Berlusconi, andata in onda su Canale 5 lo scorso marzo con un ascolto risibile e subito definita «la più brutta fiction mai vista da vent’anni a questa parte» (Aldo Grasso), e quindi imperdibile perla dello stracultismo televisivo.
Scordiamoci il suo meraviglioso primo e unico film, «Goodbye Mama», anche questo scritto, diretto, interpretato e prodotto, ovviamente coi soldi di Rai Cinema (sbaglio o era un milione di euro?) e presentato con tanto di cerimonia barzelletta e premio patacca fra Sandro Bondi e Mara Carfagna nel festival di Venezia del 2010.
Scordiamoci anche la sua rapida carriera nel cinema e nella fiction, dagli inizi, solo dieci anni fa, come bellezza alla corte di Erode nel fondamentale «La passione di Cristo» di Mel Gibson a preziose fiction Rai dell’era Saccà come «L’uomo che sognava con le aquile», «Mai storie d’amore in cucina», «La bambina dalle mani sporche», capolavoro di Renzo Martinelli del 2005 e il fondamentale «Artemisia Sanchez».
Dove trionfava come eroina calabrese e saccaiana nel 2008, forse il suo punto artistico più alto che ancora in tanti a Rai Fiction ricordano. Scordiamoci anche la sua breve meteora sanremese come inviata di Pippo Baudo dove era presentata come «esperta internazionale di moda, col passaporto italiano, modella, pittrice, scrittrice…».
No, la sua sublime apparizione come Maria Maddalena in lacrime lo scorso giovedì nel programma di Michele Santoro Servizio pubblico su La7 vale più delle decine di fiction e di film che coi soldi di Berlusconi o della Rai la geniale Bonev avrebbe potuto produrre, scrivere, dirigere e ovviamente interpretare. Perché inserendosi nel talk show di Santoro e Travaglio, con tanto di Belpietro che faceva da berlusconiano cattivo e Massimo Cacciari da uomo di sinistra che non ne può più, ha dimostrato quanto il talk show politico sia ormai diventato non solo ciò che rimane del nostro show televisivo, ma anche ciò che rimane della fiction.
Come se non bastasse, l’effetto fiction è stato centuplicato dalla brillante idea santoriana della testimonianza ricostruita, attori cioè, anche buoni attori, che si sono lanciati in interpretazioni di Valter Lavitola, di una escort barese della quale non mi ricordo più il nome e dello stesso Silvio Berlusconi, interpretato da Mattia Sbragia con fin troppo vigore (momento stracultissimo!). Ma non facevano dei monologhi né interpretavano solo delle parti isolate, rispondevano a Santoro in studio come se fossero lì presenti di persona e intervenissero nel talk. Geniale. Così, quando appariva la Bonev con tutto l’eccesso dei suoi mille ritocchi e la voce impostata, non solo non stonava, ma sembrava più fiction della fiction presentata, coinvolgendo in questo gioco tutti i presenti, a cominciare da Santoro e Travaglio, ormai contagiati dalla messa in scena e dal trucco.
A questo punto non si tratta più di talk show politico o di show, ma di qualcosa a metà tra la fiction alla Tarallo, i terribili film di mafia alla Giuseppe Ferrara, le ricostruzioni storiche alla Renzo Martinelli che possono competere per sobrietà solo con i documentari sulle guerre di Berlusconi autoprodotte dal Pdl stesso o le «finestre sul popolo» di Paolo Del Debbio.
Ma al centro di tutto c’era lei, con la sua incredibile tragica storia da Gloria Swanson di Canale 5 che svelava quanto quella perfida Francesca Pascale, che è pure lesbica, avesse raggirato il poro Silvio, e avesse messo in scena una specie di fiction, anche qui “taralliana”, sulla storia privata del malconcio leader del Pdl. I rimandi su cosa fosse reale e cosa fosse finzione nella sua messa in scena all’interno di Servizio pubblico erano talmente tanti e pieni di ambiguità, come in un film di Orson Welles, che hanno ovviamente sbancato la serata con un 12% che ha ridotto all’1,9 anche il povero Zoro di Gazebo.
Ma non è Santoro che ha condotto la serata. È la Bonev che ha scritto, diretto, interpretato e magari anche prodotto, coi soldi di Cairo, questa incredibile puntata di Servizio pubblico. Magari ci scappa anche una fiction con Paragone e la Bonev. E poi perché Barbareschi fa tutta questa fiction e lei no? Magari Silvio ci ripensa e le fa fare «Donne in gioco 2»… .

Su ‘La Repubblica’ Leandro Palestini intervista a Urbano Cairo. L’editore di La7 difende le scelte editoriale di Michele Santoro e parla degli ottimi risultati raggiunti dalla sua rete.

Urbano Cairo, editore di la7,è un uomo felice.La sua rete si è ripresa, il barometro degli ascolti è salito oltre i l5% di share, grazie alle polemiche sui compensi della Rai ha rinnovato il contratto con Maurizio Crozza per tre anni. Qualche fastidio arriva da San toro che fa insorgere il Pdl per l’intervista a Michelle Bonev che racconta fatti intimi della coppia Pascale-Berlusconi, ma Cairo incassa l’audience record (fino a 3,3 milioni di fan) e solidarizza con il giornalista bacchettato
dall’Ordine.
Cairo, ha ringraziato l’ ononorevole Brunetta che l’ha aiutata a trattenere un campione di ascolti come Crozza?
“Certamente con le sue polemiche ha innescato un processo a noi favorevole. Ma con l’agente di Crozza, Beppe Caschetto, la trattativa era rimasta aperta. Sì, lo voleva anche Mediaset, ma Maurizio ha scelto noi: perché vuole lavorare serenamente, è dal 2006 a La7, sa bene che da noi trova il suo pubblico, e la piena libertà. Non voglio guardare alla libertà degli altri, metti della Rai, ma certo lì avrebbe incontrato discussioni, polemiche politiche».
La7 come “oasi” tv, libera dai condizionamenti politici …
“Io lascio liberi tutti. Non pongo nessuna questione politica. Santoro, Mentana, Gruber, Formigli, Paragone e Crozza possono confermare che hanno piena autonomia. I giornalisti devono scoprire la verità, fare luce con le loro inchieste.I limiti? Se li danno da soli, da professionisti in base alla propria deontologia”.
E le critiche del Pdl a Santoro, che ha intervistato Michelle Bonev sui retroscena della coppia Pascale-Berlusconi?
“Michele Santoro ha raccolto una testimonianza, quella di Michelle Bonev, che ha raccontato delle cose vissute. In stuaio c’era Belpietro che ha avuto la possibilità di ribattere. La Bonev ha detto la sua verità. Santoro da giornalista li fa parlare. Una causa contro di noi? Non credo ci siano gli estremi. D’altronde anche Berlusconi ha potuto dire la sua a “Servizio pubblico”, ha persino pulito la sedia di Travaglio”.
“Figuriamoci. Nel 1995, quando ero nella Mondadori Pubblicità, fui licenziato dall’oggi al domani e il proprietario era Silvio Berlusconi. No, non direi che sono amico di Berlusconi. Non credo che ci sia un atteggiamento positivo nei nostri confronti da parte del centrodestra. Anche da quello che scrivono i giornali di destra questi giorni non mi pare proprio”.
In mano a lei, La7 sembra voler uscire dal pubblico di nicchia. Non a caso farà un programma nazionalpopolare come “Missltalia”,quasi uno sgarbo alla presidente della Camera Boldrini …
“No, nessuno sgarbo alla Boldrini. Lei ha fatto un apprezzamento che riguardava Miss Italia fatto in Rai, che è Serviziopubblico. Ma va detto che Miss Italia fa parte del Dna del Paese. Dal 1939 tanta gente si è emozionata a vedere la Gina Lollobrigida e Sofia Loren concorrenti. Anche più di recente dal concorso sono uscite attrici di valore, come Anna Valle e Martina Colombari. Inoltre va detto che questa edizione di La7, che andrà in onda il 27 ottobre, sarà rinnovata, diciamo al passo dei tempi. Con la conduzione di Massimo Ghini, affiancato da Cesare Bocci e Francesca Chilleemi. Se la presidente Boldrini avrà l’occasione di vedere il programma ne riparleremo”.
La chiamano “mani di forbice”, perché taglia i compensi agli artisti. È vero?
“No, non mi riconosco, io mantengo i conti in ordine. Non ho mandato via i miei 415 dipendenti, di cui 100 giornalisti. Ho grande rispetto per chi lavora. Ma La 7 perdeva 100 milioni di euro l’anno scorso, qualcosa bisognava correggere”.