Comunicazione, New media

22 ottobre 2013 | 12:52

Il Datagate è avvenuto anche in Italia. Il Copasir: “Faremo pressione sul Governo perché faccia chiarezza”

(AGI) “Mi sembra chiaro che e’ avvenuto anche in Italia – dice Fava – Se si va guardare il pezzo di Le monde ci offre un dato puntuale su quello che avveniva con la Francia, ma ricordando anche che lo stesso sistema di raccolta a strascico di dati in base ad alcuni sensori e’ stato fatto nei confronti di altri Paesi, cosa che non e’ stata smentita dai vertici dei servizi segreti americani con i quali abbiamo avuto una serie di incontri due settimane fa a Washington. Ci hanno spiegato che il loro scrupolo principale e’ stato quello di rispettare le leggi americane sulla privacy e intervenire a tutela della sicurezza del Paese. Che tutto questo confligga con le leggi nazionali di Paesi alleati e’ un punto di vista che loro non hanno, ma che noi dovremmo avere”. Fava denuncia “qualche incertezza” delle nostre strutture di intelligence e dell’esecutivo. “Al governo chiediamo maggiore chiarezza e anche maggiore autorevolezza: noi abbiamo appreso come tutti da fonti di stampa che persino l’ambasciata italiana a Washington era sotto intercettazione. Ci saremmo aspettati un gesto di chiarezza dal Governo. Vedo che il ministro francesce convoca l’ambasciatore americano a Parigi, quando abbiamo chiesto qualche mese fa ai servizi e al Governo cosa intendessero fare l’atteggiamento ci e’ sembrato abbastanza tiepido. Da quello che abbiamo saputo da fonte americana a Washington i servizi italiani sono sempre stati al corrente di questa attivita’ di monitoraggio, che interveniva anche pesantemente sulla privacy dei cittadini italiani”.

Giacomo Stucchi, presidente del Copasir

“Noi faremo pressione sul nostro governo perche’ ci aiuti a fare chiarezza su quello che e’ successo”. Ai microfoni di ‘Start’, su Radiouno, Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, parla dei possibili sviluppi italiani del caso Nsagate alla vigilia dell’audizione del sottosegretario Marco Minniti. “Per ora – premette Stucchi – non possiamo esprimere un giudizio: senza voler negare nulla sulla delicatezza e l’importanza della situazione che stiamo vivendo, non si puo’ nemmeno gridare ‘al lupo al lupo’ se il lupo non c’e’. E’ opportuno che noi si sia messi nelle condizioni, come Copasir, di poter capire tutto quello che e’ avvenuto. Ed e’ quello che chiederemo a Minniti domani”.

Per Stucchi “non c’e’ certezza” che le intercettazioni “a strascico”, fatte usando il programma Prism, abbiano riguardato anche i cittadini italiani: “E’ una cosa non ancora acclarata, che non puo’ essere venduta per certa pur non potendo escludere che sia accaduto. Chiedere informazioni e’ uno dei compiti prioritari del nostro Comitato: sul fronte della raccolta dei dati, abbiamo verificato che con i nostri servizi non ci sono problemi ma vogliamo capire quello che hanno fatto le inteligence straniere e deve essere il nostro governo, interlocutore naturale degli altri governi, a dircelo”. Quando si parla di “oltre 70 milioni di dati”, ha ricordato Stucchi, “vuol dire che hanno acquisito oltre 70 milioni di metadati su cui poter lavorare”. E i metadati “sono, ad esempio, tutto cio’ che riguarda l’identificativo del chiamante e del chiamato e la durata della comunicazione telefonica, o nell’email l’indirizzo di chi spedisce e di chi riceve e l’orario, non c’entrano assolutamente i contenuti che anche negli Usa sono disciplinati e tutelati in modo piu’ stringente”". Una raccolta dati di queste dimensioni, in ogni caso, “non e’ un modo di porsi nei confronti di un Paese alleato e vicino se, come e’ stato acclarato piu’ volte e confermato anche durante la nostra recente missione negli Usa, il nostro governo non era a conoscenza dell’esistenza del programma Prism”.

22 ottobre 2013