24 ottobre 2013 | 15:49

Glenn Greenwald si racconta: scandali, sorveglianza e il futuro del giornalismo d’inchiesta. E il Datagate si estende all’Italia

Per il mondo delle notizie il cambiamento è inevitabile e i leak (le informazioni che vengono date a un giornalista per spirito civico) saranno sempre più rilevanti. È l’opinione di Glenn Greenwald. Per l’autore del Datagate, intervistato oggi 23 ottobre da ‘Newsweek’: “I Governi e le aziende non possono più funzionare senza produrre grandi quantità di dati e qualcuno deve poter accedere a questi dati”, afferma Greenwald. Ci sono informazioni che le istituzioni o i privati vorrebbero rimanessero tali, sopratutto quando contraddicono i comunicati ufficiali, ma oggi anche i dati riservati possono essere scaricati. Come hanno dimostrato Edward Snowden, che ha consegnato a Greenwald i documenti relativi alle intercettazioni su scala goblale, e Chelsea Manning con le rivelazioni di Wikileaks, che gli sono costate una condanna a 35 anni.

Glenn Greenwald

Un giornalismo più critico
Per Greenwald finora l’informazione ha mantenuto un doppio binario: da un lato pubblica le versioni ufficiali, dall’altro una visione critica dello stesso fatto, proposta come corollario. D’ora in poi le critiche non dovrebbero essere più un accessorio, ma la parte principale nell’economia delle notizie. È ciò che Greenwald intende fare con il suo nuovo progretto, finanziato da Pierre Omidyar, il miliardario fondatore di eBay.
‘Newsweek’ fa notare che una parte degli Americani ritiene che il Datagate sia un atto di tradimento e  pensa che le intercettazioni dell’Nsa siano utili alla sicurezza nazionale. Ma, al di fuori degli Stati Uniti, i reporter d’inchiesta che rivelano gli scandali dei governi sono considerati da molti degli eroi. Greenwald ora vive in Brasile, uno dei Paesi che si sono espressi in modo più duro nei confronti degli Usa: la presidente Dilma Rousseff, dopo aver letto del Datagate, ha cancellato una cena ufficiale con Barack Obama.
La scelta del Brasile
Quando Greenwald ha esposto al governo brasialiano i documenti che dimostravano come l’Nsa ha sorvegliato sistematicamente il primo ministro Rousseff, le società minerarie nazionali e Petrobras, la compagnia petrolifera statale, è successa una cosa impensabile in molti stati del mondo: dopo aver ascoltato il resoconto, i senatori hanno indossato una maschera di Edward Snowden. Questo episodio non è stato raccontato da nessun giornale straniero.
La sorveglianza globale per Greenwald sta distruggendo il giornalismo, perché permette ai governi di tenere sotto controllo tutte le fasi di un’inchiesta, dal primo contatto con le fonti fino alla pubblicazione dell’articolo.
Prima di diventare giornalista Greenwald è stato un avvocato. Ha abbandonato quella carriera ma, come dichiara a ‘Newsweek’, quegli studi lo stanno aiutando nel costruirsi una strategia per evitare di essere arrestato.Perché ha lasciato il ‘Guardian’La ragione principale che gli ha fatto lasciare il ‘Guardian’ (il quotidiano che lo ha reso famoso in tutto il mondo) è l’Official Secrets Act. È un provvedimento del 1800 che dà al governo britannico strumenti legali per evitare le fughe di notizie. Per Greenwald questa legge non ha più senso dopo la caduta del Cortina di ferro. Invece Downing Street l’ha utilizzata quest’estate per distruggere i computer e gli hard disk del ‘Guardian’ che contenevano i documenti del Datagate.
Le opinioni sugli Stati Uniti
Al giornalista dà fastidio che le opinioni sullo stato dell’Agenzia nazionale per la sicurezza siano bipartisan e che democratici come Dianne Feinstein e Nancy Pelosi difendano l’Nsa perché gli Stati Uniti hanno un presidente democratico. Insomma sono leali al partito prima che ai cittadini. Per Greenwald questo comportamento sta danneggiando l’opinone che il mondo ha degli Stati Uniti e, in questo senso, l’episodio delle maschere di Snowden
indossate dai senatori brasiliani è un indicatore importante.
“L’amministrazione Obama dice di non rispettare la privacy solo di chi vive fuori dagli Stati Uniti, ma è falso. E soprattutto, che cosa dovrebbe pensare il resto del mondo di una dichiarazione simile? Spesso si dice che
solo gli hacker cinesi facciano spionaggio industriale ma i documenti di Snowden mostrano il contrario”.
Riguardo al nuovo capitolo dello scandalo Datagate (lo spionaggio di 70 milioni di coversazioni francesi), Greenwald ci tiene a precisare che “diffondere gradualmente le informazioni da comunicare è cruciale. I giornalisti non sono dei diffusori di leak”. In altre parole, diffondere le notizie in blocco potrebbe esporre Greenwald a ritrorsioni giudiziarie.
L’autore del Datagate riconosce però che senza la stampa tradizionale sarebbe rimasto solo un blogger e non avrebbe avuto fama mondiale, ma accusa il giornalismo di Washington e di Wall Street di essere come “un club privato, dove la lealtà nei confronti delle fonti è più importante dell’opinione pubblica. Invece c’è bisogno di scetticismo non di fedeltà”. Forse è questa la differenza principale tra il giornalismo d’inchiesta tradizionale e quello nato con Wikileaks, dove è più importante mantenere un rapporto privilegiato con le fonti (a volte uomini di potere che agiscono per vendetta). I recenti scandali sono stati portati in luce da ‘whistleblower’, persone come Manning o Snowden che rendono pubblici episodi illegali per spirito civico.
Quando ‘Newsweek’ chiede al giornalista che cosa si prova a essere definito una spia e un traditore, Greenwald puntualizza: “Una spia lavora per governi o aziende e lavora in segreto. Invece i miei articoli sono stati scritti per essere pubblici”.
Greenwald crede che le reazioni degli Stati Uniti sul caso Snowden siano “una risposta autoritaria basata sulla convinzione che solo chi ha il potere può scegliere cosa deve rimanere segreto e cosa no. Inoltre il Governo prova
a convincerci che chi si oppone a questa convinzione lo faccia con intenzioni criminali. Mentre quando vedo un abuso di potere, voglio che sia subito reso pubblico. È la mia natura”.
Intercettazioni anche in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, sull”Espresso’ di domani 25 ottobre Greenwald anticiperà i dati sullo spionaggio delle comunicazioni nel nostro Paese.Secondo il giornalista venivano raccolte dai servizi segreti britannici e poi inviate all’Nsa. E queste comunicazioni sarebbero state fatte in modo spregiudicato, anche per fini che non riguardavano il terrorismo.