25 ottobre 2013 | 10:57

De Bortoli: il Corriere è in salute, ma il suo modo di ragionare non può essere ancora analogico

Giovedì 24 ottobre al Corriere della Sera si è svolta un’assemblea di redazione sul nuovo piano cui ha partecipato il direttore Ferruccio de Bortoli. Riportiamo il suo  intervento, segnalato dal gruppo Google “Senza bavaglio”.

Ferruccio de Bortoli

Ferruccio de Bortoli, direttore del ‘Corriere della Sera’

Questa assemblea mi è stata chiesta dal comitato di redazione per discutereil piano editoriale e la nuova organizzazione del lavoro. Ho accettato dibuon grado e credo fosse necessaria. Vi rinnovo anche la disponibilità aincontri di settore e individuali. Tutti siete i benvenuti. La mia porta èsempre aperta. Prima di tutto, vorrei ringraziarvi per lo straordinariolavoro di quest’ultimo periodo e per il senso di attaccamento alla testata,al suo presente e alla sua storia. Il ringraziamento si estende al comitatodi redazione, di cui ho apprezzato il senso di responsabilità in mesidifficili nei quali il Corriere ha pagato – e sta pagando – un prezzo assaielevato alla crisi di Rcs MediaGroup. E nonostante tutto, continua ad andarebene e a guadagnare. Come sempre ha fatto nella sua storia! Alcune questioni sulle quali ci siamo confrontati in questi mesi che riassumo brevemente. Sul tema della sede conoscete la mia posizione. Non è cambiata. L’avevo espressa in una lettera al comitato esecutivo RcsMediaGroup del 10 novembre del 2011. L’ho rinnovata partecipando alla seduta del consiglio d’amministrazione dello scorso 15 ottobre. Per quanto riguarda il piano di ristrutturazione ho avuto modo, in queste settimane, di ribadire che non accetterò ulteriori riduzioni dei costi editoriali che possano incidere negativamente sulla qualità della nostra informazione e respingerò qualsiasi ipotesi che restringa il perimetro di attività del sistema Corriere, comprendendo con ciò tutto: dai supplementialle edizioni locali, alle molteplici iniziative sulla Rete. Ho insistito sul fatto che l’attività editoriale e l’investimento sucompetenze e talenti debbono restare al centro delle preoccupazioniaziendali e in nessun caso sacrificati a pur comprensibili esigenze dibilancio, verso le quali ci siamo dimostrati più sensibili noi di altrerealtà del gruppo. Le regole interne sono cambiate, il costo del lavoro è diminuito, le spesegenerali contenute, le collaborazioni – non senza qualche rammarico – fortemente ridotte. Lo stato di crisi non consente assunzioni. Gli investimenti nel digitale sono indispensabili e prioritari, ma senza la cura dei contenuti, la valorizzazione delle testate, la promozione delle idee, un gruppo come il nostro rischia di approdare alle nuove piattaforme tecnologiche con un’imbarazzante nudità editoriale. Aggiungo alcune considerazioni sul nostro azionariato che, a volte, scambia il gruppo per una sorta di zona franca nella quale si possano regolare contrasti che hanno altra origine o altra finalità. Me ne dolgo perché vi dovrebbero essere una maggiore cautela e un più elevato rispetto per chi lavora. Con le posizioni di alcuni di loro non sono d’accordo. E non ho mancato di dirlo anche pubblicamente. Continuerò a farlo. Devo dare atto però agli azionisti di avere rispettato l’autonomia e l’indipendenza della testata, di avere accettato anche critiche a loro rivolte o notizie sgradite – cosa che non mi sembra sia così comune in altri gruppi editoriali – e di aver sostenuto un indispensabile aumento dicapitale. Presidente e amministratore delegato sono stati coerenti con la miglioretradizione di un’istituzione di garanzia del nostro Paese. E li ringrazio. Mi piacerebbe che questa libertà professionale, che non è uno stato di natura, fosse apprezzata di più anche al nostro interno. Ma la libertà è come l’aria che si respira, se ne capisce l’importanza vitale solo quando non c’è. Il Corriere è in salute, ma non può sopportare pesi impropri né assicurarela redditività che altri non garantiscono da tempo. In un periodotormentato, in una situazione drammatica del mercato editoriale, il Corriere continua ad avere un ebitda, il margine operativo, largamente positivo, anche se in contrazione rispetto agli anni precedenti. Ma dovete tenere conto, per esempio, che gli investimenti pubblicitari si sono dimezzati in valore negli ultimi quattro anni. Anche nel progressivo di ottobre, la nostra leadership sulla carta è confermata, nonostante non visia più alcuna attività promozionale, le spese di marketing azzerate e ilnostro prezzo in edicola superiore alla concorrenza in due giorni su sette . Non abbiamo panini come altri quotidiani, non sommiamo abbonamenti a copiedigitali, non includiamo giornali locali, non gonfiamo i porta a porta. Al mio ritorno, nel 2009, ho chiesto che venissero progressivamente azzerati gli abbinamenti e le copie promozionali. E’ stata fatta una pulizia totale. Con la digital edition siamo il primo quotidiano italiano per numero diabbonamenti venduti (circa 120 mila a ottobre, 104 mila il dato medioprogressivo). Del totale delle copie digitali vendute, nel mese di ottobre, saranno 92 mila quelle dichiarate all’Ads, nel rispetto dei regolamenti esistenti che richiedono un prezzo minimo per essere conteggiate. Corriere.it è in costante crescita di consensi e di traffico. I browser unici nel giorno medio (fonte audiweb, settembre) sono in aumento del 14 percento rispetto all’anno scorso. Arrivando a quota 2 milioni 357 mila, con oltre 700 milioni di pagine viste al mese. Nell’ambito del sito, Corriere tv si conferma un’eccellente opportunità editoriale capace di generare oltre 30 milioni di streaming al mese,proponendo format innovativi come la prima web fiction (Una mamma imperfetta). I blog multiautore sono un caso editoriale nella Rete, a cominciare dallaVentisettesima ora. La nostra community Passaparola aumenta gli aderenti del44 per cento al mese e si avvia al milione di lettori registrati. Nella parte mobile gli abbonati sono oltre 40 mila. Negli ultimi anni il Corriere della Sera è diventato un grande editore multimediale. Vi è stata una silenziosa trasformazione epocale, grazie a voi e al vostro lavoro. Il fatturato dei nostri libri, instant book ma non solo, anche in formato digitale, raggiungerà a fine anno i trenta milioni di euro. E’ cominciata la fase di arricchimento dell’offerta dei nostri verticali. L’8 ottobre è stato lanciato Living, il mensile di arredamento e di designdel Corriere, che sarà anche un esperimento di produzione integrata fracarta e web. Scusate la lunghezza dell’esposizione e forse l’eccessivo dettaglio nel comunicarvi i dati reali, ma in questi mesi abbiamo letto e sentito troppecose inesatte sul nostro giornale. Tra cui ipotesi di fusioni con altri quotidiani che non hanno alcun senso. Veniamo ora alla sfida editoriale e organizzativa che ci attende. Come prima cosa vi devo dire che la dobbiamo vivere come una nostra scelta autonoma econdivisa. Una sfida professionale, un’avventura culturale, di cui siamo interpreti privilegiati. Non saremo mai comprimari, né tantomeno vittime dell’innovazione. Non lo meriteremmo. Vivrei la sconfitta come la miamaggior colpa; e ne ho già tante. Non accetterò, per quieto vivere, di non stimolarvi, di non scuotervi – anche duramente se necessario – lungo la strada della responsabilità che compete al nostro ruolo di professionisti. Questo è il mio compito. Sono convinto che non daremo nemmeno lontanamente la sensazione di essere una corporazione chiusa e refrattaria verso le nuove tecnologie. L’ambiente esterno però ci vive come una piccola castaaggrappata a privilegi anacronistici. E in parte, ammettiamolo, è vero. Abbiamo un serio problema se pensiamo onestamente alla nostra modesta immagine pubblica di professionisti dell’informazione. Non possiamo far finta di niente e dar la colpa agli altri. Dobbiamo fare un esame dicoscienza. Serio. Non è possibile che qualcuno nel 2013 si rifiuti dilavorare per la Rete. E’ avvilente notare il tasso di assenteismo agli ultimi corsi di formazione. Triste constatare, in rari casi per fortuna, l’assenza di sentimenti di riconoscenza verso la testata. Molti di noi, io per primo, dobbiamo tutto al Corriere. E dobbiamo tutti lavorare per il Corriere. La direzione non vuole peggiorare la vostra condizione lavorativa. Anzi, lavuole migliorare. Vi chiede soltanto di partecipare al cambiamento in tempiserrati, senza l’affannosa ricerca di alibi, e di rispondere a un semplicequesito: vogliamo essere protagonisti dell’informazione digitale o glispettatori paganti e sconfitti della rivoluzione altrui? Una piattaforma distributiva come la Rete ha rivoluzionato il ciclo ditrasmissione dei contenuti, che si declinano su strumenti la cuiobsolescenza è rapidissima. Il nostro modo di ragionare è ancora analogico, i tempi di reazione dilentezza incompatibile con il flusso delle innovazioni. L’ecosistema è invece completamente digitale e influenza, anche nel linguaggio, lo stesso processo di formazione dei contenuti cartacei. Il lettore-navigatore a volte appare più avvertito e digitalmente adulto di noi. Il suo modo di dialogare con le fonti d’informazione – che spesso genera a sua volta – non tollera arretratezze tecnologiche che si riflettonosulla sua percezione del grado di preparazione e di attendibilità deigiornalisti che legge o consulta. Se devo giudicare l’accoglienza delle nuove tecnologie al Corriere dallepresenze singole di colleghi sui social network e in altri mezzi diinformazione, dovrei dedurre che il movimento è corale e entusiasta. Larealtà è un po’ differente. Anche se per molti colleghi sono ormai un fattoconsueto, una normalità quotidiana, le cronache via twitter ma veicolate sulnostro sito, l’invio di brevi testi in rapida successione su eventi di varianatura, una semplice foto con una breve didascalia, un video che rende vivae diretta l’esperienza di chi legge o naviga, un audio significativo. Il digitale richiede parole, immagini, audio, video. E un’organizzazione del lavoro che favorisca questo flusso, non lo ostacoli. Sarebbe miope per esempio pensare che non si stiano assottigliando ledifferenze fra chi produce (articoli, video, foto o tutto insieme) e chiorganizza e seleziona (il desk). Il futuro è dei giornalisti multimediali. Quelli soltanto sulla carta esistono in un’accezione romantica, a me cara,ma che fa parte del passato. La fruizione su Ipad e smart phone ha già cambiato l’abitudine nel cercare enel leggere i contenuti. Si ragiona più per topic, per argomenti. Le sezioniclassiche sono superate. Ma nello stesso tempo una preparazione tematicapiù approfondita è indispensabile. La specializzazione non è messa indiscussione. Anzi, è ancora più apprezzata, ma nella condivisione ditecnologie e linguaggi e in un rapporto diretto e costante con i lettori chenon ci perdonano più errori, sciatterie, mancate risposte o atteggiamentidistaccati se non arroganti. Tutto ciò rappresenta una minaccia professionale? No. La vera minaccia è nonesserci o non essere preparati. Il lettore giudica insufficienti i contenutisu carta – ed esprime negatività sulle firme – se nota per esempio che lesezioni del web sono automatizzate e non aggiornate. Commetteremmo un grave errore se ci limitassimo a sfruttare solo una partedella tastiera che il digitale ci mette a disposizione. Chi possiede latecnologia, esalta la sua professionalità. E’ cittadino del mondo, non suddito digitale. Investe sulle proprie conoscenze, conserva il proprio posto di lavoro, valorizza la propria firma. E qui voglio rassicurare chestaremo attenti ai percorsi professionali di tutti, non condanneremo nessunoalle retrovie della multimedialità. Il mondo digitale richiede giornalisti professionisti in grado di assicurare competenze non riproducibili, indipendenza e personalità. Il piano editoriale e organizzativo del Corriere è un documento a voi noto. Prima di avviare la discussione vorrei sintetizzarne i passaggifondamentali. Il giornale di carta sarà interamente ripensato, la foliazione sarà più ridotta. Vi sarà più spazio per notizie esclusive – il vero motoredella nostra professione – inchieste, approfondimenti, servizi originali, opinioni. Il sabato e la domenica, il giornale accentuerà la propria propensionetematica, in corrispondenza con lo sviluppo dei canali verticali el’ampliamento della presenza in Rete. Una progressiva riforma grafica è allostudio. E’ avanzato il progetto del nuovo Corriere.it. Si studia una forma di pay wall. Ogni sezione avrà il suo canale verticale. L’offerta sui socialnetwork sarà intensificata e arricchita. E’ prevista, d’intesa con il comitato di redazione, la scrittura di regole condivise da osservare negli account individuali, fatto salvo il diritto diopinione. L’edizione digitale offrirà ai lettori la possibilità di dialogare direttamente con la direzione e le firme del giornale e si trasformerà in unautentico club degli abbonati del Corriere. La nuova organizzazione del lavoro prevede, in estrema sintesi, un desk centrale multipiattaforma, desk e redazioni dedicati alle breaking news, alla homepage di Corriere.it, figure di collegamento fra la carta, ladigital edition e l’informazione su smart phone, l’individuazione di unsocial media editor, ma soprattutto un processo di integrazione delle varieredazioni che vogliamo discutere apertamente e tranquillamente con tutti voi. E’ previsto un bando interno, tra le dieci e quindici unità, per favorirel’avvio dei nuovi canali e la copertura delle nuove funzioni. Sono tutte proposte aperte che vogliamo concordare con voi, animateunicamente dalla volontà di innovare il sistema Corriere, renderlo ancorapiù forte e competitivo, ma anche di migliorare la qualità del nostro lavoro. Investire sulle vostre professionalità, sul vostro futuro. Dobbiamo farlo insieme, bene e in fretta. Com’ è accaduto in tante altre occasioni,confido sul vostro grande senso di responsabilità e sono sicuro che anchequesta volta sapremo dare una risposta adeguata ai cambiamenti di mercato e all’altezza della nostra migliore tradizione.
Grazie.
Ferruccio de Bortoli