Protagonisti del mese

26 ottobre 2013 | 10:14

Non più briciole

Lidia Ravera

Lidia Ravera

Torinese, scrittrice con 29 romanzi pubblicati e decine di sceneggiature per cinema e tivù, Lidia Ravera è entrata a far parte della squadra del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, come assessore alla Cultura e alle politiche giovanili. E racconta il suo programma per combattere la disoccupazione giovanile dando centralità alla cultura.

Quando si discuterà il bilancio 2014, proverò a chiedere uno stanziamento che riconosca la centralità della cultura. Non più briciole. Si deve saldare il debito pregresso, rifinanziare la legge sulla promozione della lettura, la nuova legge sullo spettacolo dal vivo, e far partire i nuovi progetti. Voglio fare dei bandi per la creatività giovanile. E’ cultura. Ma è anche posti di lavoro. Un euro investito in cultura ne restituisce sei, non so quale altra industria possa dire la stessa cosa”, dichiara Ravera.

Il primo esperimento sarà il bando per l’audiovisivo che darà la possibilità agli under 35 di produrre il numero zero di una web serie: “Ci stiamo lavorando con l’assessorato allo Sviluppo economico, useremo fondi europei”, spiega Lidia Ravera. “L’idea è di estendere il bando, che prevede la centralità dell’innovazione tecnologica, anche alla musica, alla danza, al teatro e all’editoria. L’altra linea su cui ci muoviamo è quella di ‘dare residenza’, cioè creare luoghi di produzione culturale stabili e diffusi. Stiamo già restaurando la dismessa sede della Gioventù littoria, un capolavoro dell’architettura razionalista, per realizzare una sorta di Beaubourg nel cuore di Trastevere che sarà un po’ il nostro biglietto da visita”.

La Regione ha nuovi progetti anche sull’audiovisivo, un volano dell’economia del Lazio, e sull’ipotesi di accorpamento tra il Festival del Cinema di Roma e il RomaFictionFest, appena confermato da Zingaretti, Ravera dice: “Sarebbe saggio unificare i due festival dando a entrambi la stessa dignità e facendo un unico festival-mercato dell’audiovisivo con una sezione cinema e una di fiction televisiva. Lo penso per due motivi. Il primo è che considero artificiosa la differenza tra cinema e televisione. Il secondo è che nello spirito della spending review sarebbe un bel risparmio”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 443 – Ottobre 2013