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29 ottobre 2013 | 17:01

Duro editoriale del New York Times contro la Casa Bianca: “Difesa patetica sullo spionaggio”

(TMNews) Il New York Times contro la Casa Bianca sulla gestione dello scandalo spionaggio ai danni di molti leader mondiali e delle loro popolazioni, su cui Washington non ha fornito risposte convincenti, ma “un patetico mix di rassicurazioni, di stereotipi sul bisogno di sicurezza e di una bizzarra difesa del presidente, che non sapeva” dei controlli sul telefono del cancelliere tedesco, Angela Merkel.

“E’ davvero meglio per noi credere che ogni attività di spionaggio possa essere fatta e che nessuno abbia pensato di informare il presidente Obama su quelle riguardanti uno degli alleati americani più importanti?” si chiede il quotidiano, in un editoriale.
“Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, continua a ripetere che Obama ha ordinato di rivedere le politiche di sorveglianza alcuni mesi fa [...] ma difficilmente lo avrebbe fatto” senza le rivelazioni di Edward Snowden. Ma le rivelazioni, secondo il New York Times, hanno evidenziato due aspetti, fatti emergere anche dal Congresso: “Il primo è che sia Obama, sia George W. Bush hanno interpretato in maniera scorretta il Patriot Act per permettere la raccolta di metadati di chiamate al telefono, email e messaggi di testo di tutti gli americani, sia nazionali sia internazionali. Il secondo è che gli emendamenti del 2008 al Foreign Intelligence Surveillance Act sono stati usati per giustificare la raccolta di dati di 60 milioni di telefonate in Spagna e 70 milioni in Francia durante due periodi da 30 giorni” ha scritto il Times.

Per il quotidiano non c’è nessuna legge che giustifichi lo spionaggio ai danni degli stranieri, tantomeno quello relativo al cancelliere Merkel. “Quelle attività sono guidate da un ordine presidenziale, che è segreto” ha scritto il New York Times.

“Non siamo rassicurati dalla spiegazione, spesso ascoltata, che tutti spiano tutti. Non stiamo chiedendo il ritorno al 1929, quando il segretario di Stato, Henry Stimson, vietò di decriptare le comunicazioni diplomatiche perché ‘i galantuomini non leggono la posta degli altri’. Ma c’è stata a lungo l’idea che lo spionaggio internazionale fosse fatto per cercare una concreta minaccia alla sicurezza nazionale” e questo ha portato, secondo il Times, al controllo del telefono di Merkel, perché “tutti sono nemici” e “i diritti di tutti possono essere mortificati in nome della sicurezza nazionale”, come deciso dal presidente George W.
Bush e dal vice Dick Cheney dopo l’11 Settembre. “Questo ha portato ad Abu Ghraib, alle torture nelle carceri segrete della Cia, alle registrazioni senza autorizzazioni dei cittadini americani, e ha provocato gravi danni alle relazioni internazionali” ha concluso il quotidiano. (TMNews, 29 ottobre 2013)