14 novembre 2013 | 18:34

Il patto faustiano del New York Times: tra tre mesi una piattaforma per il native advertising

Già nei prossimi 2-3 mesi il New York Times lancerà una piattaforma di advertising nativo. Lo ha comunicato Meredith Kopit Levien, executive vice president del reparto pubblicitario del quotidiano (la notizia è stata riportata dal sito newyorkese Capital).

Il Times sta lavorando a una soluzione di storytelling dedicata alla pubblicità, comprendente anche una suite integrata di strumenti analitici con cui gli esperti di marketing possono misurare l’efficacia di una campagna.

Il quotidiano di New York promette di mantenere ben distinti i contenuti pubblicitari da quelli editoriali ma, il Wall Street Journal commenta scettico: il Nyt ha firmato un patto faustiano, ed è per questa ragione che l’executive editor Jill Abramson avrebbe lasciato l’incarico al giornale.

Anche se per diverse ragioni, il Times ha perso molte personalità di spicco, come Brian Stelter (approdato alla Cnn) e Nate Silver, il genio statistico assunto dal network di Disney Espn. La garante dei lettori Margaret Sullivan, nel suo articolo settimanale sul blog Public Editor Journal, smentisce però le voci di un ‘grande esodo’ dal Times.

Con il native advertising i pubblicitari possono produrre articoli e inserirli nel flusso di notizie di un sito web. È un tipo di sponsorizzazione tanto più efficace quanto più è mimetizzata con gli altri contenuti editoriali. Testate storiche come l’Atlantic, il Washington Post, il New Yorker hanno già introdotto questi tipi di contenuti.  Forbes (pioniera in questo campo) punta a ricavare il 50% degli introiti pubblicitari da native advertising già nel 2014. L’American press institute ha pubblicato un lungo articolo nel quale analizza le prospettive pubblicitarie in ottica nativa.