14 novembre 2013 | 22:44

Per far crescere le startup servono investimenti pubblici, dice Mariana Mazzucato a Working Capital

“Si dice che in Italia e in Europa ci siano poche startup rispetto agli Stati Uniti. In realtà ce ne sono troppe. Il 90% però fallisce dopo due anni. Sono poche invece le startup che ce la fanno: dove sono gli Apple, i Google, i Facebook, gli Amazon europei?”. È una delle tesi – all’apparenza provocatorie ma suffragate da dati e cifre – che Mariana Mazzucato, docente di economia all’università del Sussex, ha espresso nel suo ultimo libro ‘The Entrepreneurial State’, cioè ‘Lo Stato imprenditoriale’, appena pubblicato da Anthem Press (in Italia non è ancora uscito ma qualche editore dovrebbe farci un pensierino).

Mariana Mazzucato, docente di economia all’università del Sussex, e autrice di ‘The Entrepreneurial State’

Un altro pregiudizio sfatato da Mariana Mazzucato è che in Italia e in Europa e c’è troppo Stato e meno mercato rispetto agli Stati Uniti: “Lo Stato non è troppo grande, è poco strategico, non fa gli investimenti strategici necessari per sostenere la crescita. Nella Sylicon Valley californiana i nuovi imprenditori hanno cavalcato un’enorme onda creata dagli investimenti pubblici: dietro alle tecnologie di Internet, ai touch screen di Apple, agli algoritmi di Google ci sono gli investimenti effettuati nella ricerca e nell’innovazione da una quindicina di agenzie statali. In Italia non c’è poca finanza, c’è la finanza sbagliata. Manca la finanza paziente, di lungo termine, in grado di sostenere la crescita delle nuove imprese”.
Queste tesi Mariana Mazzucato le ha espresse con vigore il 13 novembre scorso alla Triennale di Milano, in occasione dell’evento di chiusura dell’edizione 2013 di Working Capital, il programma di Telecom Italia a sostegno delle startup innovative. Ne è seguito un vivace dibattito con gli altri ospiti della giornata, moderata dalla giornalista AnnaMasera e da Gianluca Dettori, fondatore di Dpixel, società di consulenza nel venture capital. Tra i partecipanti, Alessandro Fusacchia (ministero degli Affari esteri), Roberto Sambuco (ministero dello Sviluppo economico), Marco Melazzini (Regione Lombradia), Cristina Tajani (Comune di Milano), Piero Galli (Expo 2015) e numerosi altri.

Un momento di ‘Stay Funky’, l’evento conclusivo dell’edizione 2003 di Working Capital, tenutosi il 13 novembre alla Triennale di Milano

Ma i veri protagonisti dell’evento – intitolato ‘Stay Funky’ in onore del ‘funky professor’ Marco Zamperini, recentemente scomparso – sono stati i giovani che hanno partecipato, con le loro idee e la loro voglia di fare impresa, al Working Capital. In quattro anni, dal 2009 a oggi, l’iniziativa di Telecom Italia ha valutato circa 6mila idee imprenditoriali, preincubato 36 startup, incubato e finanziato 19 imprese e assegnati 79 grant (una sorta di borsa di studio per le giovani imprese). I 25mila euro in palio quest’anno sono stati assegnati a 15 progetti scelti per il loro potenziale innovativo. Qualche esempio: Fattura24 ha sviluppato un’app che consente di gestire la fatturazione in mobilità; Hack Academy ha creato una piattaforma di e-learning per i makers (i nuovi inventori fai da te); Treat cura i bambini autistici per mezzo di robot dalle fattezze umane; Hula rende lo shopping un’attività sociale attraverso smartphone e tablet; Smarfle riconosce le preferenze musicali delle persone e seleziona la musica adatta per ogni specifica situazione.
Oltre ai premi, per sostenere concretamente le giovani imprese sul territorio, Working Capital quest’anno ha inaugurato tre incubatori, a Milano, Roma e Catania, che hanno già ospitato 15 startup. E presto si aggiungera un quarto incubatore, a Bologna. Sono spazi fisici dove i giovani possono dar forma alle proprie idee e lavorare alla loro realizzazione, condividendo le proprie esperienze con gli altri. Un’esigenza molto sentita, come hanno dichiarato diversi partecipanti all’iniziativa, è che questi incubatori restino aperti non solo in orario di ufficio ma 24 ore al giorno, a testimonianza della voglia di fare e dell’entusiasmo di questi giovani.

Carlotta Ventura, group senior vice president domestic media di Telecom Italia

“Telecom Italia mette a loro disposizione anche altre opportunità concrete”, spiega Carlotta Ventura, group senior vice president domestic media del gruppo telefonico. “Ad esempio, l’Albo veloce, un sistema di accerditamento semplificato all’albo fornitori di Telecom, che fa parte del Basket dell’innovazione voluto dall’amministratore delegato Marco Patuano; una best practice a cui potrebbe ispirarsi anche la pubblica amministrazione. Un altro esempio è Ecce Customer: una piattaforma web per il social custom relationship management via web, ideata da una startup incubata da Telecom, che di recente ha ottenuto un round di finanziamenti per 15 milioni di euro da un fondo americano. I suoi servizi sono stati messi a disposizione delle startup di Working Capital. Infine, GroupM, il centro media del gruppo Wpp, con cui abbiamo siglato un accordo, mette a disposizione delle starput le risorse necessarie per ottenere visibilità sui media, per farsi conoscere” (C. C.)