L’Einaudi compie 80 anni

(ANSA) L’emblema dello struzzo che contraddistingue le edizioni Einaudi arriva dalla rivista ‘La Cultura’, di cui Giulio Einaudi fu editore fino al 1935, quando il regime fascista la soppresse. Domani l’editrice da lui fondata all’età di 21 anni, e in breve tempo condotta a essere una delle più prestigiose d’Italia, compie 80 anni. La sua storia affonda le radici in un impasto politico e culturale inscindibile, che per lungo tempo ha coinciso con la storia antifascista e liberale del Paese. Con sede nello stesso palazzo dell’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci, la Giulio Einaudi Editore e’ nata a Torino il 15 novembre 1933. Fra i sostenitori figura Nello Rosselli, e i più stretti collaboratori sono Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Massimo Mila, tutti ex allievi del Liceo D’Azeglio, educati ai valori dell’impegno civile dal professor Augusto Monti. Ginzburg è direttore editoriale fino al 1944, quando viene torturato e ucciso dai nazisti a Roma. Nel dopoguerra collaborano con l’Einaudi intellettuali come Norberto Bobbio, Elio Vittorini, Italo Calvino, e la grafica è affidata a maestri come Bruno Munari. Sono gli anni della pubblicazione delle opere di Gramsci, e più tardi con Luciano Foà è la volta di autori nuovi come Fenoglio, Lucentini, Rigoni Stern, Sciascia. A coordinare la saggistica viene chiamato Giulio Bollati. Gli anni ’70 sono segnati da imprese come la Storia d’Italia, e nella narrativa italiana trionfa Elsa Morante con La Storia, che vende un milione di copie. Negli ’80 inizia la crisi finanziaria culminata con l’acquisto da parte di Mondadori nel 1994. Ma partono anche altre imprese, come La Letteratura Italiana diretta da Alberto Asor Rosa. Negli anni ’90 avviene un ricambio generazionale, si pubblicano Yehoshua, McEwan, Delillo, Saramago, Grass, Auster. E nasce la collana Stile Libero, che guarda ai giovani spaziando dal noir alla graphic novel. Per l’ottantesimo compleanno, Einaudi pubblica il secondo volume dei Verbali del Mercoledì a cura di Tommaso Munari, resoconto delle famose riunioni editoriali nella sede torinese o nei ritiri montani ai quali Giulio Einaudi chiamava i più stretti collaboratori. Al centro il decennio 1953-1963, con il celebre rifiuto del libro di Goffredo Fofi sulla Fiat che portò polemiche e spaccature, con le dimissioni dell’ala più a sinistra del comitato editoriale. I verbali restituiscono il dibattito sempre vivace che animò la casa editrice, raccontano la personalità del fondatore e il forte legame che aveva con i suoi autori e collaboratori. Ricordano storici rifiuti come quello che per due volte bloccò la pubblicazione di Se questo e’ uomo di Primo Levi. Ma proprio in questi giorni l’Einaudi ha pubblicato in 400 copie numerate, e rinunciando a qualsiasi forma di compenso, il Rapporto su Auschwitz, opera prima di Levi considerata dagli storici come uno dei primi resoconti in assoluto sulla realtà dello sterminio degli ebrei nei lager nazisti. I proventi andranno tutti al Centro Primo Levi di Torino. L’avventura editoriale di Giulio Einaudi si protrasse fino a due anni prima della morte, il 5 aprile 1999. Quella della sua creatura va ancora avanti, oggi l’editrice che porta il suo nome pubblica i libri del Nobel per la letteratura 2013 Alice Munro e quelli del Nobel 2012 Mo Yan. E appena saranno disponibili pubblicherà anche i cinque preziosi inediti di Salinger recentemente ritrovati, ai quali l’autore del Giovane Holden dedicò gli ultimi 50 anni di vita. (ANSA, 14 novembre 2013)

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