Comunicazione

18 novembre 2013 | 15:25

Le imprese fanno rete contro la crisi, 2 su 3 dialogano tra loro

(ANSA) Da Nord a Sud le imprese italiane dialogano e hanno relazioni, anche se preferiscono non impegnarsi formalmente e quelle del Sud hanno relazioni meno intense. Le sinergie nascono principalmente per abbattere i costi di produzione, innovare i prodotti e servizi, accedere a nuove tecnologie ed entrare in nuovi mercati. Sono questi i principali elementi che emergono dal secondo report di approfondimento dell’Istat nell’ambito Nono Censimento Generale dell’Industria e dei Servizi. Secondo il report, il 63,3 % delle imprese con almeno 3 addetti (oltre 660 mila unità) dichiara di intrattenere almeno una relazione stabile – di tipo contrattuale o informale – con altre aziende o istituzioni. L’attivazione di accordi produttivi interessa in misura maggiore le grandi imprese (90%) e i settori Costruzioni (85%) e Industria in senso stretto (76%). A livello territoriale la distinzione emerge soprattutto su base provinciale, senza significative distinzioni tra nord e sud. Gli accordi formali sono invece generalmente più utilizzati nel perseguimento di finalità più complesse, quali l’innovazione di prodotto o processo (lo dichiara il 28,8% delle imprese), l’accesso a nuove conoscenze e tecnologie (22,5%) o a nuovi mercati (32,2%), la ricerca di maggiore flessibilità produttiva (22,4%) e, in misura molto inferiore, l’internazionalizzazione (8%). La quota di imprese che dichiarano di avere introdotto innovazioni (di prodotto, di processo, organizzative o di marketing) è sistematicamente più elevata tra le aziende con relazioni. Il fenomeno si presenta maggiormente tra le microimprese e tende ad assottigliarsi tra le grandi. Tra le microimprese, ad esempio, si dichiarano innovatrici il 38,4% delle unità “interconnesse” e il 23,4% di quelle “isolate”. Quel che risalta maggiormente, tuttavia, è che le relazioni consentono almeno in parte di compensare il gap legato alle dimensioni, rispetto alle realtà più grandi ma con meno relazioni. Secondo il report Istat, la presenza di relazioni si associa anche a una maggiore articolazione delle fonti di finanziamento. In particolare, sia nelle imprese con 3-19 addetti sia in quelle con almeno 20 addetti, si osserva una minore incidenza dell’autofinanziamento e un maggiore ricorso al credito bancario e alla raccolta di fondi sui mercati finanziari. Sul piano settoriale, i comparti nei quali gli accordi intrattenuti dalle imprese sono più intensi risultano: manifattura (intensità media pari a 18,6), trasporto e magazzinaggio (16,5), forniture energetiche e commercio (entrambi con 16,3). Nel comparto delle costruzioni le relazioni sono più diffuse ma presentano un’intensità (14,5) inferiore alla media. All’estremo opposto, i settori immobiliare (10,7), sanità e assistenza (10,7), altri servizi (11,5) e attività finanziarie e assicurative (11,5). La mappatura territoriale dell’intensità delle relazioni corregge in parte il quadro fornito dalla semplice esistenza di accordi. Nelle province settentrionali si registrano relazioni a più elevata intensità, con un grado medio di connettività pari a 16,6 e 16,7 nel Nord-ovest e Nord-est. Nell province meridionali il valore medio risulta pari a 13: in altri termini, nel Sud, anche laddove le relazioni sono diffuse, risultano tuttavia mediamente poco intense. (ANSA, 18 novembre 2013)