Dopo New York Times e Reuters, Jim Roberts arriva a Mashable. La sua missione è creare racconti non convenzionali e mobilitare il pubblico

Jim Roberts è un nome familiare negli Stati Uniti. È uno di quei giornalisti in grado di affrontare qualunque tipo di notizia: dall’ipo di Facebook, all’uragano Sandy fino all’attentato durante la maratona di New York.

Prima assistant managing editor al New York Times, è poi passato a Reuters Digital. Dalla fine del mese di ottobre ha fatto un passo ulteriore verso l’online, diventando executive editor di Mashable, uno dei più popolari siti di tecnologia e cultura digitale.

La sua scelta è stata comunicata con una lettera aperta. Su Inkhouse Beth Monagham ha intervistato Roberts: su Mashable ha voluto cogliere l’opportunità di raccontare storie in modo non convenzionale. L'”unconventional storytelling’, questa è la definizione di Roberts, è un modo per costruire nuove forme di giornalismo narrativo, con video, immagini e strumenti social come Vine e Instagram. Mashable, esempio di giornalismo di nuova generazione con contenuti di qualità, per Roberts è stata la scelta naturale.

Inoltre Roberts vuole cogliere l’occasione di coinvolgere in modo diretto il pubblico, cosa che le nuove piattaforme di notizie sono meglio disposte a fare. Ed è sarà questo il suo mandato a Mashable “mobilitare gli utenti” per aiutare a creare il cosiddetto ‘effetto-BuzzFeed’, il sito che meglio riesce a sfruttare i canali sociali.

Alla domanda “Qual è la sfida più importante per il giornalismo?” Roberts risponde in modo diretto: “fare soldi, perché ci vogliono soldi per creare contenuti di qualità”. Ma nella visione del nuovo executive editor di Mashable non ci sono paywall. Durate il suo periodo al New York Times, si è opposto all’istituzione del paywall, nonostante sia uno dei pochi modelli funzionanti di abbonamento online. Roberts crede che ci sia il pubblico prima di tutto e che i paywall indispongano soprattutto gli utenti giovani, che passa più tempo online dei lettori abituali dei quotidiani. “La sfida è enorme”, ammette.

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