L’editoria piange Cerati, storico presidente Einaudi

(ANSA) Il suo nome è legato in modo indissolubile alla Einaudi, che ha guidato per anni e ha contribuito a fare grande. E’ morto questa sera nella sua casa di Milano Roberto Cerati, 90 anni compiuti lo scorso marzo, storico presidente della casa editrice dello struzzo. Un uomo “dai significativi silenzi”, come lo descriveva Giulio Einaudi, di cui fu stretto collaboratore e che lo scelse come suo erede. Una figura leggendaria dell’editoria italiana, per più di mezzo secolo tra i personaggi di spicco della cultura italiana. Novarese di nascita, ma milanese di adozione, Cerati si laureò alla Cattolica di Milano con una tesi su Pirandello. Sotto la Madonnina, dove è morto questa sera, il primo incontro con Einaudi, nel 1945, per caso. “Accompagnavo Ajmone che doveva mostrare a Einaudi dei lavori di incisione per Lavorare stanca di Pavese – ricordava Cerati – In corridoio Giulio mi disse ‘Lei che fa?’. ‘Niente’. ‘Allora venga qui'”. Da allora, tra Einaudi e Cerati, nacque un rapporto mai interrotto. Prima strillone del Politecnico, poi venditore di libri, infine direttore commerciale, sempre al fianco del ‘principe’ Giulio, da cui nel 1999 raccolse il testimone diventando il presidente della Einaudi. Un’eminenza grigia, custode dei segreti di via Biancamano, annotati con la sua antica grafia minuta e ordinata. Per più di trent’anni, ogni settimana, ha mandato all’editore le sue note di lavoro, ricevendone indietro appunti scritti a mano. “Conosco così bene Cerati – dice Einaudi – che anche se sta zitto indovino il suo pensiero”. Pantaloni antracite e polo nera, la ‘divisa’ indossata per decenni, Cerati ha lavorato con i più grandi autori, italiani e stranieri, dell’ultimo secolo. Italo Calvino gli faceva leggere sempre le prime bozze dei suoi testi. Pavese lo ascoltava con attenzione. E poi Elio Vittorini, Albe Steiner, Max Huber e molti altri ancora. “Era amatissimo dai librai, che avevano una stima sconfinata di lui”, lo ricorda Ernesto Ferrero, critico letterario per anni alla Einaudi e attuale direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino. Per lui, che ne era anche amico, Cerati è stato “l’ultimo alfiere di una editoria a totale servizio del lettore e del libro, inteso come strumento di crescita morale e intellettuale”. (ANSA, 23 novembre 2013)

Roberto Cerati (foto Ilmessaggero.it)

Roberto Cerati (foto Ilmessaggero.it)

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