Sul web le prime immagini di Mission, torna la polemica

(ANSA) “La riflessione amara che sto facendo è che anche nel mondo del sociale comincia a esserci qualcosa di molto marcio”. Così il presidente di Intersos, Nino Sergi, reagisce alle accuse che piovono sulla sua ong, ma anche su Unhcr e Rai per il programma Mission che vede personaggi noti impegnati nei campi profughi in giro per il mondo. Man mano che la messa in onda si avvicina (la prima puntata è in palinsesto il 4 dicembre su Rai1, la seconda il 12 dicembre), le polemiche crescono. Ora a scatenarle ci ha pensato l’anticipazione sul web, da parte del blog African Voices, di un estratto della puntata che vedrà Emanuele Filiberto e Paola Barale impegnati in Congo. Analizzando le immagini, l’autore del blog sostiene, tra l’altro, che non siano state girate in campi profughi ma in set cinematografici. Le sequenze in cui i due ‘vip’ vengono ritratti mentre verniciano il muro di una scuola o mentre cucinano con una famiglia congolese hanno provocato altri interventi polemici. Sul sito di Vita, mensile sul mondo no profit, ad esempio si legge: “viene da pensare che sia proprio un reality, condito da comparse africane”. Il commento dell’autore del programma di Rai3 “C’era una volta”, Silvestro Montanaro, è lapidario: “senza vergogna”. E proprio far tornare in onda il suo programma è l’obiettivo di una petizione depositata oggi in Vigilanza Rai, dopo quella per evitare la messa in onda di Mission. “Queste petizioni non ci dicono tutto, ma qualcosa lo esprimono – sostiene il presidente della bicamerale Roberto Fico -. Si dice sì a un programma di approfondimento giornalistico e di inchieste su tematiche di attualità, si dice no a una sorta di reality umanitario”. A difendere il programma interviene Laura Iucci, l’operatrice Unhcr che si vede nel filmato diffuso in rete. “Il video è un montaggio di tre fotogrammi che non spiega il programma – sostiene -. E’ stato diffuso con l’obiettivo di distruggere un prodotto prima di averlo visto”. “Quello che meraviglia – aggiunge Nino Sergi, il presidente di InterSos, la ong che insieme a Unhcr ha partecipato alla realizzazione della trasmissione – è che ci si pronunci su qualcosa che non si conosce e che solo si immagina.Siamo aperti a tutte le critiche, ma noi siamo lì solo per garantire che venga rispettata la dignità e per evitare la spettacolarizzazione del dolore – aggiunge -. Chi ci critica evidentemente ha paura dell’innovazione. La presenza dei personaggi famosi ha solo lo scopo di far capire al pubblico della prima serata quello che facciamo. Non ci si può aspettare che facciano le cose che fa il cooperante, non ne hanno la professionalità”. “Quando abbiamo visto – prosegue – che la scelta cadeva su alcuni personaggi, perché altri avevano difficoltà ad accettare, abbiamo detto: ma con quale diritto possiamo proibire a tizio o caio di parlare di rifugiati e di parlarne in modo serio perché controllato da noi. E’ una sfida anche questa e a mio parere abbiamo dimostrato che si può fare”. (ANSA, 26 novembre 2013)

Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai (foto Olycom)

Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai (foto Olycom)

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