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03 dicembre 2013 | 9:37

40 anni di Prima

‘Contro la perdita della memoria’ è il titolo della conferenza tenuta da Umberto Eco alle Nazioni Unite il 21 ottobre per presentare Encyclomedia, il progetto editoriale a cui il professore sta lavorando da più di vent’anni per creare un sistema che tenga insieme tutte le conoscenze che si sono sviluppate nel tempo, per dare organicità e profondità alla storia e rafforzare la memoria.

“Una cultura si costruisce attraverso il ricordo, ma anche attraverso la selezione dei ricordi”, sostiene Eco, molto preoccupato di come tra i giovani sia dilagante la “mancanza di memoria storica”, e di come questo disinteresse per il passato sia riscontrabile sempre più anche nella scuola.

Avere una memoria storica è essenziale per chi si occupa di comunicazione nel senso allargato del termine, cioè d’informazione e di tutti i mestieri che aiutano a comunicare. Tanto più adesso che viviamo sotto la pressione di una valanga di notizie che con grande fatica riusciamo a organizzare e memorizzare in categorie di conoscenza.

Per questo, in occasione dei 40 anni di Prima, abbiamo voluto ripercorre la storia di questi quattro decenni, fondamentali per trasformazioni e cambiamenti nel mondo della comunicazione, raccontando anno per anno cosa è successo dal 1973 al 2012 nel mondo di cui questo giornale è stato cronista e testimone.

Abbiamo scelto per ogni anno la storia secondo noi più significativa e le notizie principali. Un lavoro che permette di avere un quadro generale anche del contesto politico ed economico in cui si è sviluppata la comunicazione in Italia. Per questa ragione abbiamo scelto di aprire il 1973 con la tabella pubblicata sul numero 2 di Prima dedicata al sistema della stampa quotidiana dell’epoca, con gli editori di capitale privato, di capitale pubblico e i partiti politici.

È un quadro da cui esce strabordante l’influenza dei grandi imprenditori e dei partiti politici, due poteri che giocano pesantemente nelle storie della Rizzoli e della Mondadori alle quali abbiamo dedicato ampio spazio seguendo le cronache di quegli anni.

È il racconto di avvenimenti utili per far capire a chi non c’era cos’è stato il trauma della P2 per il Corriere della Sera, forse ancora non del tutto metabolizzato dai giornalisti e dai poligrafici che guardano il management e gli azionisti del gruppo con grande sospetto e con la presunzione di essere loro, e soltanto loro, i veri tutori del valore storico e sociale della testata. Sono storie da cui si vede l’inarrestabile campagna di conquista della televisione e poi dell’editoria italiana da parte di Silvio Berlusconi: un vero fenomeno di intraprendenza e abilità, un fiume in piena che, se fosse stato contenuto da leggi e da regole, sarebbe potuto diventare il Murdoch italiano.

E cercando negli archivi fotografici ancora di carta (che stiamo pensando di digitalizzare), abbiamo trovato immagini uniche dei protagonisti e dei luoghi di un’epoca, tra gli anni Settanta e i Novanta, in cui la carta stampata e la televisione erano i media dominanti e non si sentiva ancora parlare di Internet e della Rete. Ne pubblichiamo un po’ più di 200 per raccontare ‘Come eravamo’, con le tipografie a piombo, le macchine da scrivere, belle giornaliste con i capelli boccolosi, imprenditori e manager in carriera con gli sguardi vispi, le facce lisce e non segnate dalle rughe da stress di potere.

In un numero così speciale non potevamo però limitarci al passato, perché mai come adesso la gente della comunicazione, e noi con i nostri lettori, vive nel presente e pensa al futuro. Per capire a che punto siamo e dove stiamo andando, ecco dunque le testimonianze e le interviste di protagonisti del mondo dei media e dell’editoria come Lucia Annunziata, Giampaolo Grandi, Paolo Ainio, Stefano Mauri, Vittorio Bruno, Claudio Cecchetto; della politica come Walter Veltroni, o del business come Francesco Micheli, Luca Cordero di Montezemolo, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Giovanni Perosino, Toni Muzi Falconi, Cesare Sironi. E poi ancora i nostri feroci opinionisti, Smile e Fashion victims, e collaboratori come Emilio Pucci, Alessandro Araimo, Mario Abis e Giuliano Noci che con dati, analisi e cifre cercano di illuminare la scena non facile degli anni a venire.

E a dimostrazione di come tutto il mondo della comunicazione ci stia dando dentro per fare i conti con il futuro, ci pare giusto segnalare l’interessante inserto con cui l’Associazione produttori televisivi (Apt) ha voluto essere presente in questo numero dei 40 anni per sottolineare l’importanza dell’industria italiana della produzione televisiva. L’inserto è realizzato in collaborazione con la Regione Lazio e la Camera di commercio di Roma, due istituzioni impegnate fortemente nello sviluppo di questo settore. Un buon segno.

L’editoriale è sul mensile Prima Comunicazione n. 444 – Speciale 40 anni