03 dicembre 2013 | 13:24

Segreto professionale dei giornalisti: le preoccupazioni di Caterina Malavenda

Caterina Malavenda è un avvocato penalista, è una giornalista pubblicista ma soprattutto è un’esperta di diritto dell’informazione e della comunicazione. Sono diversi i saggi accademici sul tema di cui è autrice – il suo ultimo lavoro è ‘Le regole dei giornalisti’ (Il Mulino, 2012 scritto con Carlo Melzi d’Eril e Giulio Vigevani) – così come i corsi di formazione e di diritto pubblico e procedura penale che tiene presso vari centri di formazione giornalistica.

Caterina Malavenda

Caterina Malavenda, avvocato penalista ed esperta di diritto dell’informazione (foto: Olycom)

Caterina Malavenda si occupa prevalentemente di problematiche giuridiche connesse alla professione giornalistica e assiste numerosi giornalisti e testate nei procedimenti disciplinari avviati nei loro confronti degli ordini professionali o davanti alle autorità di garanzia.

E’ il caso della vicenda raccontata da lei stessa sulle pagine del Sole 24 Ore di oggi. La notizia è quella del sequestro dei tabulati telefonici di due giornalisti, chiesto dalla Consob e autorizzato dal Pubblico ministero secondo quanto previsto dalla norma sul ‘market abuse’ (legge 62/2005).
Scrive l’avvocato Malavenda: “Secondo quel che si è appreso dalla stampa – gli interessati, infatti, non sono stati ufficialmente informati – l’organo di controllo avrebbe ipotizzato la manipolazione del mercato, perché con un loro articolo sarebbero state immesse nel circuito informativo «voci o notizie false o fuorvianti su strumenti finanziari»”.

Secondo Malavenda l’accaduto desta preoccupazione per “le storture che possono derivare dall’esercizio di poteri che non tengano conto della delicata professione svolta dai soggetti su cui si va a incidere”. L’avvocato ricorda l’articolo 12 della direttiva comunitaria che disciplina i poteri della Consob e che prevede il rispetto del segreto professionale del giornalista, anche quando si intenda acquisire i dati relativi al traffico telefonico, previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

“Ove il testimone di un fatto non si sentisse garantito, nonostante il silenzio del giornalista, si bloccherebbe il circuito virtuoso fra fonti e giornalisti – scrive Malavenda – impedendo la conoscenza di fatti rilevanti. Il segreto professionale, è un presidio essenziale per la libertà di informazione, tanto che la Corte europea ha già censurato alcuni Paesi per aver condannato i giornalisti che lo avevano opposto, ma anche per aver adottato strumenti invasivi – perquisizioni e sequestri – utilizzati all’evidente scopo di aggirare il problema e risalire comunque alla fonte delle informazioni”.

L’avvocato sottolinea che “non può non suscitare qualche seria perplessità la facoltà, riconosciuta alla Consob, di acquisire i tabulati di un giornalista, non importa che sia indagato o meno, con la sola autorizzazione di un Pm”.

L’articolo integrale ‘Tutela del segreto superabile solo dalla Procura’ scritto da Caterina Malavenda è sul Sole 24 Ore di oggi, 3 dicembre 2013.