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06 dicembre 2013 | 17:15

Garante: “Dopo il caso datagate serve cooperazione tra Europa e Usa”

(TMNews) “L’esplosione del caso datagate ha avuto come effetto una presa di coscienza globale sulla tutela della privacy e sui cambiamenti avvenuti nella nostra società, sia in termini tecnologici che sociali”. Lo ha affermato il garante per la privacy, Antonello Soro, intervenuto oggi alla giornata di studio su ‘Datagate e privacy. Dati segreti, dati spiati, dati venduti’, in corso alla Sala delle Colonne della Camera.

Il garante ha ricordato i tre fattori che hanno prodotto il datagate: le leggi emergenziali approvate dopo l’11 settembre 2001; la vulnerabilità dei cavi di fibre ottiche su cui viaggiano le tlc transoceaniche; la concentrazione di enormi quantità di informazioni personali nei server dei big della rete, come Google e Facebook. Tutto questo ha determinato una gravissima perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del governo Usa e negli stessi colossi di internet.

“Con il datagate – ha sottolineato Soro – siamo in presenza di un ‘effetto paradosso’: quello di un governo democratico che per combattere il terrorismo e difendere la libertà delle persone viola massicciamente questa stessa libertà, che non è solo quella dei cittadini americani, ma anche di quelli europei e di altri paesi del mondo”.

Antonello Soro, garante della privacy

Di fronte a questa situazione, negli Usa si sta pensando di rivedere le leggi e ricondurre i poteri dell’intelligence dentro una cornice di giurisdizione trasparente e di controllo democratico. Ma è altrettanto importante, questo l’auspicio del garante privacy, una rapida approvazione del cosiddetto ‘accordo-ombrello’ tra Europa e Usa per la tutela dei dati personali nel settore della cooperazione giudiziaria e di polizia.

Per quanto riguarda il nostro paese, Soro ha sottolineato come il recente protocollo siglato tra garante e il Dis, il Dipartimento informazioni per la sicurezza rappresenti “una risposta positiva” alle preoccupazioni suscitate dal datagate, una risposta in grado, peraltro, di portare a sistema l’attività di vigilanza del garante e consentire una ricognizione degli archivi utilizzati dai servizi.

Soro ha concluso sottolineando come sempre di più “privacy è un altro nome della libertà” e di fronte alla sfida che oggi si è aperta governo e parlamento devono investire in protezione dati e dotare il garante di mezzi e risorse all’altezza dei delicati e cruciali compiti che è chiamato svolgere. (TMNews, 6 dicembre 2013)