07 dicembre 2013 | 12:06

Grillo getta la maschera. E Roberto Fico come garantisce la libertà di espressione in Rai?

Dispiace per Maria Novella Oppo, una giornalista che conosciamo benissimo e che ha lavorato anche per Prima, una penna puntuta che ha esercitata tutta la vita e che continua anche da pensionata all’Unità. Ecco l’orribile trattamento a cui l’ha sottoposta Grillo sul suo blog:

“Maria Novella Oppo si vanta di lavorare all’Unità dalla fine del ’73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S. Per esempio sulla protesta di ieri alla Camera: “Ogni giorno una pagliacciata dei grillini [...] fanno casino [...] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano [...] inscenano gazzarre [...] sono succubi di Berlusconi”. Qualche giorno fa: “Casaleggio va elucubrando ai danni dell’Italia”. E ancora: “Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale [...] un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà”. Il M5S abolirà il finanziamento pubblico all’editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì. [Da Beppegrillo.it]

Questo post è il primo della rubrica “Giornalista del giorno” dove, sul blog Beppegrillo.it, vengono segnalati i giornalisti ritenuti ostili al Movimento 5 Stelle.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, sul sito di Grillo e su Facebook c’è stato un profluvio di insulti volgari da parte dei suoi seguaci, evidentemente capaci solo di vomitare parole sessiste:

L’articolo è stato utile per aiutare a capire di che cosa sono capaci il capo e alcuni simpatizzanti del M5s. E del pericolo che rappresentano non tanto per i giornalisti come la Oppo che sanno difendersi, ma per la situazione politica e sociale dell’Italia. L’abruttimento che esercitano i grillini in Rete distrugge il potenziale di scambio democratico di internet e rischia di generare fenomeni di stalking e di violenza.

Per fermare queste derive fascistoidi non bastano però le proteste e gli articoli di denuncia (oggi i giornali e i siti internet ne sono pieni). Bisogna pensare a come arginarle in modo serio (esiste il reato di istigazione a delinquere?) e chiederne anche conto ai rappresentanti del M5s all’interno delle istituzioni. Come ad esempio a  Roberto Fico (presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai) che, visto il ruolo di garanzia nei confronti dei cittadini che ricopre, deve rassicurare l’opinione pubblica sulla tutela della liberta’ di informazione e di espressione alla Rai. Se invece preferisce i toni da squadrista di Grillo meglio che si dimetta.

 

Pubblichiamo una breve rassegna stampa delle reazioni al post di Grillo sui giornali del 7 dicembre

Perché Grillo non ama i giornalisti

da ‘Il Mattino’ del 7 dicembre 2013

Massimo Adinolfi Se però volesse fare le cose a puntino, e metterci tutta la roga che lo contraddistingue, Grillo potrebbe magari aggiungere alla fatwa qualche particolare derisorio in più. Ridicolizzare il curriculum professionale, ad esempio, oppure trovare un difetto fisico o almeno una storpiatura grammaticale: a chi non capita, prima o poi? t-1a dopo che Grillo avrà compilato la sua lista nera, bisognerà chiedergli perlomeno se da qualche parte, nel variegato mondo dell’informazione, si trovi a parer suo almeno un giornalista “uno col patentino, dico, uno iscritto all’ordine, uno con qualche anno di attività alle spalle” che non si debba vergognare di esistere, o almeno di scrivere sui giornali. E vedrete: non lo troverà. perché è l’idea stessa che ci sia qualcuno che interpreti le tue parole, che le presenti accompagnandole con il proprio libero giudizio, che a Grillo proprio non va giù. È fa figura stessa del giornalista che viene in questione, per lui, grazie al prodigio della Rete, nel santuario della democrazia diretta, di cui Grillo è e deve essere l’unico officiante. Cosa volete allora che significhino per lui gli appelli alla libertà dell’informazione, al pluralismo delle opinioni, ai diritti fondamentali riconosciuti in Costituzione, quando è la professione stessa del giornalista che è revocata in dubbio? Uno fa la domanda, tu rispondi: non è evidente che la domanda è di troppo? Uno parla, quell’altro riporta e commenta: non è evidente, d i nuovo, che il commento può solo distorcere, inquinare, presentare in una falsa luce? Grillo, quanto a lui. non rilascia dichiarazioni, non piace affatto. Piuttosto, lui detta. Il blog è il suo «dettato» . E al dettato d si attiene punto e basta. Ne sanno qualcosa i parlamentari grillini. Poi Grillo se la prende con il finanziamento pubblico all’editoria. Unico giudice ha d a essere il mercato. Il ratto che quello delle opinioni possa non essere soltanto un mercato è pensiero che neppure lo sfiora. Uno si immagina che sia perlomeno materia d i discussione, questa: se vi possa essere un interesse generale a che siano molteplici le voci che si esprimono nello spazio pubblico, e se questo interesse possa essere sostenuto da un’azione dello Stato. Forse sì, forse no, torse in altro modo da come si fa, forse cercando di colpire gli abusi.Ma queste sono sfumature che sul blog di Grillo non troverete mai. Cercatevi un’opinione men che netta, un parere men che categorico, cercatevi l’espressione di un dubbio, di un ripensamento, di qualcosa di meno di una certezza : non lo troverete. Grillo infatti è certo: se l’Unità chiudesse, se quel parassita d i Maria Novella Oppo smettesse d i scrivere, se rimanesse a spasso e senza stipendio sarebbe un gran bel giorno per il Paese come lui lo immagina. E ancor più bello sarebbe se la cosa avvenisse senza commenti sui giornali, e solidarietà di categoria. Anche questo commento è infatti di troppo, essendosi permesso di interpretare il post di Grillo. Avrei dovuto ricopiarlo integralmente, eseguendo il dettato. Ma la cosa non va affatto così: c’è anzi sempre più bisogno di d ire quel che le parole significano, invece di limitarsi a riportarle. Non ci vuol motto: significano illibertà.

Caccia al giornalista sul blog di Grillo

dal ‘Secolo XIX’ del 7 dicembre 2013

Qualche tempo fa il capogruppo alla Camera del MSS Alessio Villarosa 9on9olava beffardo con i cronisti: “Abbiamo raccolto in un archivio i vostri articoli. Li useremo per la legge contro il finanziamento del giornali”. Era la risata del potere, la stessa di chi i grillini dicevano di voler mandare a casa. I 5 Stelle per mesi hanno parlato di dossier sui giornalisti, mentre le indiscrezioni su una Black list erano meno fantasie di quanto si potesse pensare. E in questo contesto, di fatti e di brutte impressioni, che va inquadrato il linciaggio di Beppe Grillo a Maria Novella Oppo, una vita passata all’Unità, dov’è rimasta come collaboratrice anche dopo la pensione. La Oppo e stata I schedata con tanto di fotografia sul blog dell’ex comico per il nuovo gioco al massacro inventato dai vertici pentastellati: “Giornalista del giorno”, una rubrica dall’aspro sapore vendicativo che si conclude con l’invito esplicito agli attivisti a fare altre segnalazioni. Altre volte nella galassia a S Stelle foto dei giornalisti erano fini te sul web, nella chat, sui social network. Pierluigi Battista, per esempio, fu risucchiato nel vortice del dileggio online. Mai però era successo sull’organo ufficiale del Movimento e con toni sprezzanti: “La Oppo è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria che il MSS vuole abolire subito”. Quando accadrà, continua il post, la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. lei, Maria Novella Oppo, donna dalla scorza dura, come la definiscono i colleghi, ha detto di essere rimasta «molto sorpresa» e che non si aspettava «tanta violenza». Ha ricevuto, com’era scontato, la vicinanza del Cdr dell’Unità, dell’Ordine dei giornalisti e della politica. Enrico letta ha sintetizzato in un tweet fa solidarietà alla cronista «schedata e lapidata verbalmente da Grillo. Democrazia – scrive il premier – è rispetto della libertà dei giornalisti d i criticarti. Un concetto che non e molto chiaro ai grillini convinti d i un assedio stampa complottato contro di loro. L’Ordine ha chiesto la rimozione e Nicola Biondo, dello staff comunicazione della Camera e giornalista pure lui, ha detto di no. Alla fine la rubrica è scomparsa dalla home page, forse per gli insulti che la gogna ha provocato. I comici, a volte, non fanno proprio ridere.