Editoria

09 dicembre 2013 | 12:08

Putin chiude l’agenzia di stampa Ria Novosti e ne fonda una nuova per la propaganda del Cremlino all’estero

(ANSA) Rivoluzione nei media di stato russi. Con un decreto il presidente Vladimir Putin ha chiuso la storica agenzia di stampa Ria Novosti, che sarà rimpiazzata da una nuova agenzia di informazione internazionale volta a rafforzare la propaganda del Cremlino all’estero. La nuova agenzia si chiamerà Rossija Segodnia (‘Russia Oggi’) e sarà diretta da Dmitri Kiseliov, giornalista televisivo filo putiniano, noto per le sue posizioni fortemente anti-opposizione, e per le sue uscite-shock, come quando in diretta tv affermò che i cuori dei gay dovevano essere “bruciati”. Proprio ieri a Kiev gli oppositori del presidente filorusso Yanukovic gli hanno assegnato l”Oscar della menzogna’ perché il suo canale, Rossija Due, ha censurato la repressione delle proteste in Ucraina. Contestualmente sarà chiusa anche la radio Golos Rossii (‘Voce della Russia’), vecchia arma di propaganda dell’Urss che dal 1929 trasmetteva in 44 lingue straniere in 160 paesi. Sergey Ivanov, capo dell’amministrazione del Cremlino, spiega che la decisione è mirata a economizzare sul budget pubblico e aumentare l’efficienza dei mass media statali: “La Russia svolge una politica autonoma e difende i propri interessi nazionali. Deve spiegarlo al mondo. Non è cosa facile, ma va fatta”. Ma per i commentatori la liquidazione di Ria Novosti è un chiaro segnale di una nuova stretta sui media. Qualcuno parla già di “funerale della stampa russa”. Fondata nel 1941 per coprire la situazione sul fronte bellico, rifondata da Mikhail Gorbaciov nel 1990 per “procedere nell’interesse della democratizzazione dei mass media”, Ria ha 80 uffici nel mondo e benché finanziata dallo stato è sempre stata più dinamica e moderna di altre colleghe come l’ingessata Tass, con un forte accento sui multimedia. Il decreto presidenziale prevede anche la fusione del quotidiano governativo Rossiskaia Gazeta con il periodico Rodina (Patria).(ANSA, 9 dicembre 2013)

Vladimir Putin (foto Olycom)

Vladimir Putin (foto Olycom)