11 dicembre 2013 | 12:04

Nuova puntata della guerra tra il gruppo De Benedetti e il gruppo Berlusconi

Il Giornale torna ad attaccare Carlo De Benedetti. Sotto l’apertura della prima pagina, dedicata alla rivolta dell’Italia disperata (titolo ‘Più forconi per tutti’), c’è una grande foto dell’ingegnere e uno strillo che richiama l’articolo di Marcello Zacchè di pagina 7 sul caso Sorgenia; il titolo: ‘Così il governo copre i buchi dell’impero De Benedetti’.

Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso

“Per mitigare la profonda crisi finanziaria della società elettrica”, scrive Zacché, “il gruppo Cir (la holding di De Benedetti, ndr) sta battendo tutte le strade. Anche quella di chiedere fondi pubblici a governo e Parlamento. E sembra che li stia ottenendo, grazie soprattutto a Pd e Scelta Civica. Vanno in questa direzione sia una richiesta di cancellare 22 milioni di oneri di urbanizzazione dovuti per una centrale nel Lodigiano, sia le forti pressioni per inserire nel pacchetto stabilità, di qui a fine anno, le sovvenzioni per le centrali a gas, per un valore stimato di 90-100 milioni. Piano piano sta venendo fuori, come raccontato ampiamente dal Giornale, che la società elettrica fondata nel 1999 dall’Ingegnere e controllata al 52% dal gruppo Cir sta messa male, con 1,8 miliardi di debiti totali e un bilancio 2013 che nei soli primi 9 mesi era in rosso per 430 milioni”.
“La Cir”, prosegue l’articolo del Giornale, “non ha intenzione di aprire il portafoglio per partecipare al salvataggio nonostante, tra l’altro, i 350 milioni netti incassati dalla Fininvest per il Lodo Mondadori”.
Vicenda quest’ultima che “non è finita anche quando sembra finita”. Lo sottolinea Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, raccontando l’ultima puntata della saga giudiziaria del Lodo Mondadori.
La vicenda non è finita, scrive Ferrarella, “anche se in Cassazione sono esauriti tutti i gradi di giudizio penale (dal 2001 al 2007) e anche i tre gradi di giudizio civile (questa estate) sulla corruzione giudiziaria che nel 1991, a scapito della Cir di Carlo De Benedetti, propiziò il controllo di Silvio Berlusconi sulla maggior casa editrice del Paese. Per i ‘danni patrimoniali’ arrecati all’editore del gruppo Repubblica-Espresso dalla tangente Fininvest di 400 milioni di lire al giudice Vittorio Metta, cioè all’estensore della sentenza della Corte d’Appello civile di Roma che nel 1991 ribaltò a beneficio del Cavaliere l’iniziale lodo di tre arbitri favorevole all’Ingegnere, lo scorso 17 settembre la Cir ha ottenuto in Cassazione di essere risarcita da Fininvest con 494 milioni di euro”.
“Ora, però”, prosegue l’articolo del Corriere della Sera, “la Cir di De Benedetti ha avviato contro la Fininvest di Berlusconi un’altra causa civile da 30 milioni di euro nominali (in realtà circa 90 «veri») che nasce proprio da una coda della sentenza civile della Cassazione, laddove essa, respingendo l’undicesimo dei 15 motivi di impugnazione della difesa Fininvest, in settembre aveva fatto passare in giudicato anche la risarcibilità alla Cir di «danni non patrimoniali»: danni cioè come «conseguenze della lesione del diritto ad un giudizio reso da un giudice imparziale», sulla base dell’esclusiva constatazione, prima in sede penale e poi anche civile, appunto dell’accertamento di «un plurioffensivo fatto di corruzione». La Cassazione stessa indicava nella motivazione che determinare in concreto il danno non patrimoniale sarebbe dovuto essere compito, per consolidata giurisprudenza, di un altro giudice. Ecco perché adesso, essendo in possesso di questo titolo definitivo a essere risarcita anche per i danni non patrimoniali patiti, la Cir ha avviato contro Fininvest la successiva causa nella quale di nuovo prima il Tribunale civile di Milano, poi la Corte d’Appello e infine la Cassazione dovranno quantificarne l’entità. Cir propone 30 milioni di euro, che con rivalutazione e interessi legali arriverebbero in concreto a poco meno di 90 milioni”.