La Corte Ue verso la bocciatura della direttiva sui dati

(ANSA) La direttiva Ue sulla conservazione dei dati personali è “incompatibile” con la Carta dei diritti fondamentali perchè rappresenta “un’ingerenza grave” nel rispetto della vita privata dei cittadini. Questa la conclusione dell’avvocato generale della Corte di giustizia Ue che potrebbe presto tradursi in sentenza. Nel mirino della Corte, chiamata a pronunciarsi su ricorsi pendenti presso l’Alta Corte irlandese e la Corte Costituzionale austriaca, è finito l’obbligo imposto ai fornitori di servizi di telecomunicazioni di raccogliere e conservare per due anni i dati sul traffico e sull’ubicazione di telefonate e altre comunicazioni elettroniche. A fronte di questo obbligo però, osserva l’avvocato generale della Corte Cruz Villalon, la direttiva Ue non disciplina l’accesso ai dati né il loro utilizzo rimandando agli Stati membri il compito di farlo. E così facendo non rispetta l’obbligo, previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, secondo cui qualsiasi limitazione dell’esercizio di un diritto fondamentale deve essere prevista dalla legge. Alla luce di queste considerazioni, secondo le conclusioni di Villalon, la direttiva avrebbe dovuto stabilire almeno i principi fondamentali che devono regolare la definizione delle garanzie minime per i cittadini da applicare nell’ambito dell’accesso e dell’utilizzo dei dati raccolti e conservati dagli operatori. Lo stesso avvocato – una volta accertata l’incompatibilità tra la norma Ue sulla conservazione de dati e la Carta dei diritti fondamentali – propone poi di sospendere gli effetti della constatazione di invalidità della direttiva per consentire al legislatore, entro un termine temporale ragionevole, di adottare i provvedimenti necessari per porre rimedio alla situazione senza creare un vuoto legislativo. (ANSA, 12 dicembre 2013)

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