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12 dicembre 2013 | 11:37

Google Glass in sala operatoria, un aiuto per i chirurghi

(ANSA) Il primo intervento in cui un chirurgo ha utilizzato i Google Glass e’ dello scorso novembre, alla Uab, University of Alabama in Birmingham, per un intervento su una spalla, ma l’utilizzo dei ”google-occhialini” si sta diffondendo nelle sale operatorie. La possibilita’ di ”guidare” il chirurgo anche a distanza ”vedendo” quello che un altro sta facendo e’ un aiuto importante, come anche il poter avere sempre sotto controllo tutti i parametri vitali del paziente. Innovazioni tanto importanti quanto utili al punto che è nata una azienda specializzata nel far visualizzare sempre più dati durante gli interventi senza che il chirurgo distolga lo sguardo. Lo spiega il blog Singularity Hub, secondo cui tutti i principali ospedali Usa stanno sperimentando il dispositivo. L’azienda, nata dall’università di Stanford, si chiama VitalMedicals, e ha già realizzato una app che invia agli occhiali i parametri vitali del paziente, compresi gli allarmi in caso di valori preoccupanti. Il prossimo passo sarà permettere al chirurgo di visualizzare con i comandi vocali le immagini di radiografie e altri test preoperatori, insieme a quelle degli strumenti che già ora guidano le sue mani, come fluoroscopi, ultrasuoni ed ecografie. Poter tenere sotto controllo e richiamare tutti questi dati senza usare le mani, evitando quindi anche che vengano a contatto con superfici potenzialmente poco pulite, sarà di grande aiuto, spiega Pierre Theodore, il chirurgo cardiotoracico dell’università di San Francisco che tra i primi ha portato i Glass in una sala operatoria. ”Avere i dati in un formato conveniente e sempre presente – spiega – può portare a più efficienza e a prendere decisioni migliori quando si ha poco tempo a disposizione”. Prima di avere una diffusione su larga scala del sistema,spiega l’esperto, devono essere risolti alcuni problemi tecnici. Il primo riguarda anche in questo caso la privacy, con test e immagini che non devono far risalire all’identità del paziente. Inoltre il dispositivo va protetto da eventuali hacker, e il collegamento wifi deve essere reso sicuro e non interferire con le altre apparecchiature della sala operatoria. (ANSA, 12 dicembre 2013)