Televisione

12 dicembre 2013 | 15:34

Berlusconi fa ricorso in Cassazione: “L’interdizione è sproporzionata”

(ANSA) La pena accessoria di 2 anni di interdizione dai pubblici uffici a carico di Silvio Berlusconi per il caso Mediaset, decisa dalla Corte d’Appello di Milano lo scorso 19 ottobre, è ”certamente maggiore di quella che sarebbe stata consentita”. Lo scrivono i legali del Cavaliere, gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, che nelle scorse settimane hanno depositato ricorso in Cassazione sull’ interdizione. La difesa segnala, infatti, che i giudici d’appello hanno tenuto conto anche di fatti già prescritti. Lo scorso ottobre, i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano, chiamati dalla Cassazione dopo la condanna a 4 anni per frode fiscale a rideterminare la pena accessoria nei confronti del leader di Forza Italia, avevano dichiarato Berlusconi interdetto dai pubblici uffici per due anni (la Suprema Corte aveva fissato i ‘paletti’ tra un minimo di un anno e un massimo di tre). Lo scorso 25 novembre, la difesa del Cavaliere ha depositato il ricorso in Cassazione (l’udienza deve essere fissata) nel quale in prima battuta ripropone una questione di illegittimità costituzionale, già presentata, assieme ad altre, in appello: vede al centro una norma relativa al contenzioso fiscale nella parte in cui non prevede che all’imputato che paga i suoi debiti con l’erario, anche dopo l’apertura del processo, venga cancellata la pena accessoria. Sul punto nel ricorso di una quindicina di pagine i legali contestano le motivazioni con cui la Corte d’Appello ha respinto le eccezioni di illegittimità costituzionale. ”Sotto il profilo logico – scrive la difesa – non è dato comprendere come il Dott. Berlusconi, una volta uscito dalla gestione societaria, avrebbe potuto ‘attivarsi personalmente per estinguere il debito tributario”’ di Mediaset. Nel merito dell’entità della pena accessoria i legali spiegano che la Corte d’Appello ”ha allargato il campo alla valutazione di condotte” a carico di Berlusconi, parlando del cosiddetto sistema dei diritti tv sin ”dagli anni ’80”, ”che non solo costituiscono un mero presupposto di quelle (assai più limitate e circoscritte) per le quali è intervenuta la condanna, ma in relazione alle quali è per di più intervenuta la prescrizione”. Così la Corte, secondo la difesa, ”è giunta ad attribuire ai fatti oggetto del giudizio di rinvio connotati di particolare gravità che essi certamente non hanno e ad applicare, per conseguenza, la pena accessoria in misura certamente maggiore di quella che sarebbe consentita”. (ANSA, 12 dicembre 2013)

Silvio Berlusconi (foto Studio Franceschin)

Silvio Berlusconi (foto Studio Franceschin)