18 dicembre 2013 | 10:38

Meno giornalisti uccisi nel 2013 ma preoccupa l’impennata dei rapimenti

(ANSA) Sono stati 71 i giornalisti uccisi nel 2013 nell’esercizio della loro professione, cifra in calo rispetto al 2012, ma il bilancio annuale del rapporto di “Reporters sans frontieres” vede anche una preoccupante impennata dei rapimenti. Nel 2012 erano stati 88 i giornalisti uccisi, nel 2013 il calo è stato del 20%, pur restando a un livello “elevato”, secondo l’organizzazione con sede a Parigi. “La Siria, la Somalia e il Pakistan – si legge nel rapporto sulle violazioni della libertà d’informazione – si confermano fra i cinque paesi costati il maggior numero di vite alla professione”. Accanto a loro, in questo triste primato, “compaiono quest’anno l’India e le Filippine, che sostituiscono Messico e Brasile”. Fra i giornalisti rimasti uccisi, sottolinea Rsf, quattro su 10 lo sono stati nel corso di conflitti. Le 71 vittime di quest’anno facevano parte in maggioranza della carta stampata (37%), davanti a radio (30%) e televisione (30%). Soltanto il 3% facevano parte di testate online. Fortissimo l’aumento dei giornalisti rapiti, 87 contro i 38 del 2012: “La stragrande maggioranza dei casi registrati riguarda il Medio Oriente e l’Africa settentrionale (71), seguiti dall’Africa sub-sahariana (11)”. Soltanto in Siria sono stati 49 i sequestrati, 14 in Libia. Inoltre, sottolinea Rsf, “almeno 178 giornalisti sono in carcere” nel mondo. I paesi più responsabili di questo trattamento nei confronti degli operatori dell’informazione risultano essere Cina, Eritrea, Turchia, Iran e Siria, come nel 2012. (ANSA, 18 dicembre 2013)