03 gennaio 2014 | 16:28

La Rai compie sessant’anni (VIDEO)

Il 3 gennaio 1954 la Rai inizia le trasmissioni regolari. Oggi il servizio pubblico festeggia il suo sessantesimo compleanno con una puntata speciale di Techetechetè. La Rai (Radio Audizioni Italiane) è stata fondata nel 1944 come emittente radiofonico italiano, dieci anni dopo, il 10 aprile 1954 diventò Rai Radiotelevisione italiana. Tuttavia è oggi che la televisione entra a tutti gli effetti nelle case.

L’annuncio dell’avvio della programmazione regolare è affidato a Fulvia Colombo, la prima delle ‘Signorine buonasera’, storiche annunciatrici Rai.

Mina, Baudo, Corrado ed Enzo Tortora

(ASCA) ”La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. Erano le 11 del 3 gennaio 1954 quando con queste parole Fulvia Colombo, la prima signorina buonasera, inaugura le trasmissioni di quella che poi sarebbe diventata Rai1 e che allora si chiamava Programma Nazionale. Sono giorni decisivi per la politica: l’Italia e’ attraversata dalla Guerra Fredda, il centrismo e’ in crisi e De Gasperi sta per uscire di scena. Papa Pio XII non sta bene, lo perseguita un singhiozzo che nessun medico riesce a curare. Il palinsesto della Rai si apre alle 14:30 con il programma ‘Arrivi e partenze’: 15 minuti di incontri in studio o filmati dall’aeroporto di Ciampino con personaggi famosi di passaggio a Roma. Conduce Mike Bongiorno. Alle 20:45 va in onda dagli studi di Milano il primo telegiornale, antesignano dell’attuale Tg1. Il tono e’ formale, oggettivo, asciutto. Le immagini in bianco e nero restituiscono un’Italia preindustriale e provinciale. Nessun accenno alla crisi politica o alla malattia di Pio XII. Lo stesso giorno alle 23:15 va in onda per la prima volta la Domenica Sportiva (che, sperimentalmente, era nata tre mesi prima delle trasmissioni regolari e si chiamava Cronache Sportive), con le immagini della partita Inter-Palermo. E’ il programma piu’ longevo della televisione italiana. In studio Nicolo’ Carosio. Sono gli anni del boom economico e del miracolo italiano. Il prezzo di un apparecchio televisivo oscilla tra 160 mila lire (il costo di una moto) e 1 milione e 300 mila lire, in un Paese in cui il reddito medio pro capite annuo e’ di 258 mila lire. Il primo canone viene fissato a 15 mila lire. Gli abbonati sono 24 mila.

Riportiamo la dichiarazione di Sergio Zavoli sulla nascita del servizio pubblico

(ITALPRESS) “La nascita della televisione fu importante per il giornalismo perche’ andava a colmare un vuoto nel mondo occidentale. Rappresentava qualcosa che prima non c’era nella societa’ ed era un collante senza il quale il Paese rimaneva privo di un’opinione, di un giudizio sulle sorti della propria vita quotidiana e non solo. L’avvento della televisione fu una sorta di sentimento nazionale, di responsabilita’ collettiva, di consapevolezza civile”. Cosi’ Sergio Zavoli, ospite a “Prima di tutto”, il programma di Antonio Preziosi su Radio1. “La dimostrazione di questo – ha aggiunto – e’ che la televisione nacque in un humus a quei tempi democristiano e tutto questo obbediva alla geografia, all’antropologia del nostro Paese, in rapporto alle condizioni socio-politiche del momento. Pero’ si avverti subito che quella condizione non poteva essere quella della Rai, la quale aveva il dovere di rappresentare tutte le forze del Paese, anche e soprattutto quelle che portavano avanti discorsi nuovi, la presa di coscienza che il Paese aveva bisogno di riconoscersi in qualcosa di comune”.

Per Zavoli “l’inchiesta giornalistica in tv nacque quando capimmo che dovevamo prendere parte a qualcosa che era nell’aria. Bernabei fu un direttore generale diverso, nuovo per quei tempi, che comprese come la Rai dovesse divenire uno strumento equo, che si facesse carico dei problemi del Paese non per fare pedagogia, ne’ per indulgere su questo o quell’aspetto ma, al contrario, per creare le condizioni in cui un Paese riconoscesse la propria identita’”. “Ricordo – ha detto ancora Zavoli – che quando il centrismo, che fu una formula politica anche necessaria, dava segni di una certa stanchezza, perche’ le masse popolari esigevano la partecipazione al governo democratico del Paese, e si ipotizzo’ la nascita di un centrosinistra che facesse fare al Paese un salto in avanti, Bernabei capi’ che dovevamo seguire questa strada, e noi giornalisti fummo in qualche modo all’avanguardia in questo. Bernabei ci tolse da una doverosita’ in certi casi umiliante, quella cioe’ di dover cercare ‘giudizio nei palazzi’, tanto per usare una metafora pasoliniana”.

3 gennaio 2014