07 gennaio 2014 | 12:27

Capitalista cinese vuole acquistare il New York Times, ma si teme per la censura

Il 2014 si apre con un sussulto per il New York Times, che recentemente ha appreso l’intenzione del cinese Chen Guangbiao di investire nel giornale un miliardo di dollari, e diventarne così il maggiore azionista.
Ecco quanto scrive Federico Rampini in un articolo apparso il 2 gennaio scorso su Repubblica.

Chen Guangbiao

Chen Guangbiao (foto Bbc.co.uk)

Un magnate cinese è pronto a dare la scalata al più influente giornale americano. La notizia la dà la ‘preda’ stessa. In un’intervista al New York Times, il noto capitalista Chen Guangbiao (con un patrimonio personale “ufficiale” di 800 milioni di dollari) ha confermato di essere pronto a investire un miliardo di dollari per diventare azionista del grande quotidiano newyorchese. Chen avrebbe riunito a tal fine una cordata d’investitori, alcuni dei quali basati a Hong Kong.
Ai prezzi di Borsa attuali, con un miliardo di dollari, i cinesi potrebbero conquistare oltre il 40% delle azioni del New York Times.
Gli ostacoli non mancano. Il capitale del giornale almeno in teoria risulta “blindato” in modo che nessuno possa sottrarlo alla famiglia fondatrice,i Sulzberger. Le azioni sono divise in due categorie, A e B, quelle in mano ai soci familiari hanno speciali diritti di voto, quindi una maggioranza assoluta a prova di scalate. E come ha ribadito ancora di recente l’attuale presidente della società editrice, Arthur Sulzberger Jr, «il giornale non è in vendita». Tuttavia è noto da tempo che vi sono opinioni diverse in seno alla famiglia. Di fronte a offerte allettanti qualche ramo del parentado potrebbe avere la tentazione di cambiare parere. Chen ha annunciato di avere in agenda un incontro ufficiale coi vertici del New York Times entro pochi giorni, ma la portavoce di Sulzberger non ha notizie su una riunione coi cinesi.
Altri ostacoli potrebbero essere di natura politica. L’America è tradizionalmente aperta agli investimenti esteri, inclusi i capitali cinesi, ma ci sono eccezioni per settori “sensibili” come le tecnologie avanzate e suscettibili di usi militari. L’informazione potrebbe essere considerata anch’essa un settore da difendere contro un predatore cinese. Chen ha dichiarato che l’obiettivo della sua scalata sarebbe quello di «favorire la comprensione tra le due nazioni», ma questo invece di rassicurare gli americani può prefigurare un intervento sulla linea editoriale del giornale. Il New York Times è da tempo nel mirino della censura cinese che ne “oscura” il sito online da anni. Chen non è nuovo alle operazioni provocatorie: in passato distribuì denaro in contanti e lattine di “aria pulita” per sensibilizzare i suoi concittadini sull’inquinamento. La sua ultima iniziativa ha già avuto un effetto collaterale benefico: un forte rialzo delle azioni del New York Times in Borsa. Peraltro il clamore è servito a evidenziare che i conti del giornale migliorano sensibilmente da molti mesi.