07 gennaio 2014 | 11:58

L’ictus di Bersani e la violenza della Rete. Ed è dibattito sul da farsi

Da chi argomenta ‘Anche mio nonno ha avuto un ictus e nessuno se n’è fregato’ a quelli che – e sembra sia questo il ‘salto di qualità’ verso il peggio – applicano il coretto da stadio ‘Devi morire’ a Pierluigi Bersani che la vita, in questi giorni, la sta veramente rischiando. L’ictus che ha colpito l’ex segretario del Pd ha dato la stura, ancora una volta, a un batteria di commenti in rete – sul blog di Grillo, sulla pagina Facebook del Fatto Quotidiano e sui siti di altri giornali – di notevole violenza e di altrettanta insensibilità.

La caduta o l’inciampo di un potente, qualunque ne sia la causa, coagulano gli umori più neri e iracondi: una vicenda già nota di cui basta ricordare qualche tappa come gli insulti sessisti alla Presidente della Camera Laura Boldrini o i toni razzisti usati verso la ministra Kyenge, ma che sembra aver scavalcato un altro confine. E, di nuovo, il dibattito si è aperto e vari commentatori – tra gli altri Aldo Cazzullo, Stefano Bartezzaghi, Massimo Mantellini – hanno posto domande chiave per l’uso della rete (e non solo).

Augurando la morte ad un uomo ricoverato in un reparto di rianimazione si è abbattuto un altro limite che riguarda, più ancora che il web, il senso di umanità di ciascuno di noi? Dobbiamo rassegnarci a che il web sia la faccia della realtà, e di un paese in grande crisi di valori, e dunque non stupirci dei toni, degli accenti di queste ore? Possono invece esistere delle forme di moderazione che non ‘mettano il bavaglio’ a nessuno ma che evitino che contenuti così violenti e diffamatori invadano siti e bacheche dei social network? Dove sta la responsabilità dei giornali e dei social network rispetto a questo tema? Ci sono e sono ipotizzabili forme di sanzione ‘leggera’ a questi comportamenti?

Qui di seguito alcuni degli interventi su questa vicenda.

- Stefano Bartezzaghi su Repubblica, ‘Quegli insulti a Bersani: il problema non è solo internet’
“FINALMENTE una bella notizia”. La notizia è l’ictus che ha colpito Pierluigi Bersani e questo è il più soave e frequente fra i commenti malevoli che la notizia stessa ha ricevuto in rete ancora prima che l’ex segretario Pd fosse sotto i ferri, per un intervento chirurgico dagli esiti oltremodo incerti. Ad Angela Merkel, vittima di un incidente sciistico non gravissimo, è ancora andata bene: ma qualcuno ha rimpianto che non le sia toccata la sorte di Michael Schumacher. Per l’ischemia di Bersani si sono invece registrati messaggi di esultanza, insulti, auguri di morte lenta, incitamenti al male pari a quelli al Vesuvio e all’Etna quando minacciano eruzioni. Commenti apparsi dappertutto, sul blog di Beppe Grillo, sulla pagina Facebook del Fatto quotidiano, ma anche su quelle di altri giornali, fra cui Repubblica: atrocità.
Dopo l’esperimento che fece Radio Radicale mandando in onda i messaggi ricevuti nella sua segreteria telefonica (nel 1986 e poi nel 1993) ogni sgomento su quanto un cittadino possa dire, quando sente di poter parlare liberamente e avere ascolto, risulterebbe se non ipocrita almeno di maniera. Le interpretazioni possibili sono variegate: volontà di sfregio, goliardia, satira, occasione di dirla grossa, sfogo di “vera rabbia ” (da comprendere, se non giustificare), fino all’ovvio “colpa di Internet”.

Leggi l’articolo integrale di Stefano Bartezzaghi su Repubblica.it

- Aldo Cazzullo su Corriere della Sera, ‘La fenomenologia dell’insulto in Rete’
È un fenomeno ormai noto, e certo non solo italiano: la rivolta contro l’establishment e contro ogni forma di rappresentanza, i partiti e i sindacati, le élites e le istituzioni. È ormai palese che la rabbia alimentata dalla crisi e moltiplicata dai social network brucia nello stesso rogo colpevoli e innocenti, senza badare alle responsabilità e neppure alle fragilità della morte e della malattia. Ma la gragnuola di insulti e maledizioni seguita alle notizie sul malore di Bersani va al di là di qualsiasi previsione e consapevolezza. Sapevamo che il pozzo dei livori e dei rancori si fa sempre più oscuro. Ma non ci eravamo accorti di quali profondità avesse raggiunto. Tra i tanti messaggi di odio, spesso firmati con nome, cognome e fotografia, ce n’è uno che colpisce in particolare. Dice: «Anche mio nonno è stato in ospedale, ma non se n’è fregato nessuno». Non è certo uno dei più crudeli, anzi. Altri interventi, nell’esprimere feroce giubilo e malauguri di sofferenza, fanno capire come la Rete abbia infranto tabù e freni inibitori che resistevano dai tempi delle società tribali.

Leggi l’articolo integrale di Aldo Cazzullo su Corriere.it

- Massimo Mantellini su Ilpost.it, ‘La rete e gli imbecilli’
Oggi in occasione del malore che ha colto PierLuigi Bersani hanno fatto sentire la propria voce on line un numero discretamente rilevante di imbecilli. Nulla di inedito: la quantità di commenti idioti sulla Internet italiana è aumentata in questi anni con l’aumentare dei numero di persone che la utilizzano.
In un Paese a modestissima alfabetizzazione digitale come il nostro un simile problema rischia di diventare molto rilevante per molte ragioni:
- Perché rafforza la reazione superficiale secondo la quale la rete debba essere censurata, con tutto il corteo di deliri legislativi susseguenti (vedi il caso Boldrini di qualche mese fa)
- Perché suggerisce l’idea secondo la quale la parola dei “cittadini” non abbia valore e possa essere in qualche maniera irrigimentata, in una parabola sulla quale ci sarebbe molto da dire ma che comunque indirizza Internet verso le dinamiche comunicative di un mondo precedente
- Perché in nome della lotta al rumore di fondo, che certo aumenta in continuazione, l’unica proposta contemplata è quella di una sordina generale che colpisca indistintamente tutti, ma anche in questo caso con particolare rilevanza nei confronti di quanti in genere hanno poca voce.

Leggi l’articolo integrale di Massimo Mantellini su Ilpost.it