New media, TLC

08 gennaio 2014 | 15:39

La Cina apre a società straniere per internet, tlc e giochi

(ANSA) Come già annunciato a settembre, il governo cinese ha confermato l’apertura a società straniere di servizi internet, telefonici e del settore console e videogiochi, all’interno della Shanghai Free Trade Zone. Società straniere potranno operare totalmente in cinque settori delle telecomunicazioni che comprendono call center, App store e accessi a internet (questi ultimi solo all’interno della free trade zone). Società straniere impegnate nei dati online e nei servizi di analisi non potranno avere proprietà maggiori del 55% di una società. Tutti i servizi, ad esclusione di quello dell’accesso a Internet, potranno essere forniti in tutto il paese, ma c’è l’obbligo per la società di essere registrata nella Fre Trade Zone di Shanghai. Oltre a quello delle telecomunicazioni, un settore importante aperto all’interno della nuova zona di libero scambio di Shanghai è quella delle consolle e dei giochi elettronici, ponendo fine ad un divieto di 14 anni in Cina e che apre le porte ai giganti giapponesi e americani del settore. Anche in questo caso, le società dovranno essere registrate nella Ftz di Shanghai e potranno vendere giochi e console in tutta la Cina, previa ispezione e approvazione delle autorità di Pechino. I dettagli dell’iniziativa, secondo un comunicato, saranno diffusi successivamente. Lanciata alla fine dello scorso settembre, la Free Trade Zone di Shanghai copre un’area di quasi 30 chilometri quadrati a Pudong e che comprende anche l’aeroporto internazionale omonimo e le aree di Waigaoqiao e Yangshan (già zone economiche speciali). Nelle intenzioni del governo cinese, la Ftz rappresenta un progetto pilota nel quale sperimentare riforme poi da estendere a tutto il paese. Al momento l’iniziativa non ha riscosso i favori di molte società straniere, che rappresentano meno del 3% di quelle registrate nella Ftz, soprattutto a causa di regole e tempi non definiti per le riforme annunciate, ma le sempre maggiori aperture di settori tabù in Cina, lascia presupporre l’aumento di questa percentuale. (ANSA, 8 gennaio 2014)