Editoria

09 gennaio 2014 | 11:00

Nuovo look per il sito del New York Times, ma la vera rivoluzione riguarda la pubblicità

(ANSA) Donne imprenditrici che aiutano altre donne: in prima pagina sul New York Times domina oggi un titolo accattivante, ma non e’ una notizia, e’ uno spot. Rivoluzione grafica sul sito online del principale quotidiano americano: oggi la pagina web della Old Gray Lady si e’ rifatta il look, ed e’ la prima volta in cinque anni. La nuova piattaforma vuole rendere la navigazione più semplice e coinvolgente con una grafica pulita e ottimizzata per tablet e computer portatili. Ma la vera rivoluzione riguarda la pubblicità. Ed e’ davvero una svolta epocale, data la potenza di fuoco della gloriosa testata della famiglia Sulzberger. Il New York Times ha introdotto infatti il ‘native advertising’, una controversa strategia commerciale sempre più usata negli Usa e che prevede contenuti editoriali sponsorizzati dagli inserzionisti. “Ci rendiamo conto che è una scelta difficile, ma necessaria. Ci sarà sempre una separazione tra il lavoro della redazione e il compito di creare contenuti per la pubblicità”, ha assicurato l’editore Artur Sulzberger. Sul chi vive il direttore Jill Abramson: ha garantito che “starà con gli occhi aperti” per accertare che non ci siano confusioni tra contenuto editoriale e testi pubblicati a pagamento. Il “native advertising” sposta la pubblicità da dove tradizionalmente era stata – ai margini delle pagine – in posizioni più “organiche” rispetto ai contenuti, ad esempio in mezzo a un articolo e fra i titoli di articoli di argomento collegato. Altri spot, che il Times definisce “annidati”, saranno collocati all’interno di un pezzo, con la possibilità di espandersi e contrarsi a seconda di come il lettore usa il mouse. Lanciati anni fa da siti come Buzzfeed, i “native advertisement” imitano il modo con cui la pubblicità e’ inserita in social network come Facebook e Twitter: come quello della Dell sulle donne imprenditrici sono ben identificabili dai lettori del New York Times con una banda colorata blu e la dicitura “paid post”, hanno assicurato i vertici del giornale. Secondo i quali gli auspicati ricavi serviranno a migliorare i proventi da pubblicità che da anni non danno, anche online, i risultati sperati. (ANSA, 8 gennaio 2014)