10 gennaio 2014 | 13:41

L’editore del New York Times spiega i limiti posti al native advertising

E’ notizia recente: il New York Times ha introdotto il ‘native advertising’, una controversa strategia commerciale sempre più usata negli Usa e che prevede contenuti editoriali sponsorizzati dagli inserzionisti.

Cercando di fugare eventuali dubbi della redazione sulla sua introduzione, l’editore del New York Times, Arthur Sulzberger Jr, ha precisato che alcuni segnali, come una barra colorata e la scritta ‘Paid post’, consentiranno ai lettori di identificare l’articolo come contenuto pubblicitario, distinguendolo dai contenuti giornalistici.

In una lettera ai dipendenti del giornale, Sulzberger afferma anche che c’è una netta differenza tra il lavoro della redazione e quello di chi crea contenuti per il nuovo ‘native ads’.

Il ‘native advertising’, anche conosciuto come ‘branded content’, è un’informazione elaborata dall’ufficio marketing e progettata per assomigliare sempre di più agli articoli del giornale. La nuova strategia pubblicitaria ha suscitato una polemica nel mondo dell’informazione, perché offusca la linea di separazione tra contenuto editoriale e pubblicità. Ma il ‘native ads’ è anche una nuova preziosa fonte di reddito per ii giornali che lottano per compensare il declino della pubblicità cartacea.

Arthur Sulzberger Jr, editore del New York Times (foto Olycom)

L’idea è “relativamente nuova, e può essere controversa”, ha detto Sulzberger nella sua lettera, ma è necessaria per aiutare a “recuperare introiti, da investire nella crescita”.
Gli annunci verranno visualizzati solamente on line, aggiunge Meredith Kopit Levien, vice presidente esecutivo del settore pubblicità al Times. Le inserzioni appariranno prima sul sito web del giornale e, successivamente, saranno aggiunte alle piattaforme mobile, coinvolgendo tutte le forme di comunicazione editoriale, “come gli articoli, i video, i grafici”.

Levien ha specificato che le pagine a pagamento avranno un bordo blu, in modo da rendere “visivamente chiaro che non provengono dalla redazione”. Nella sua lettera, Sulzberger ha detto che i ‘Paid post’ riporteranno anche il logo aziendale e avranno un carattere diverso.

Gli annunci saranno creati dai membri dello staff pubblicitario. “Ci saranno alcune nuove assunzioni per sostenere questa nuova iniziativa”, dice Levien, che però non specifica quante persone saranno assunte e in quale misura proverranno dalla pubblicità, nè quanto l’azienda prevede di guadagnare dagli annunci.

Leggi l’articolo completo del New York Times ‘Times Publisher Sets Out Plan for ‘Native’ Ads’.