Editoria

10 gennaio 2014 | 11:15

Ondata di libri tristi: come la crisi influenza la narrativa

(ANSA) Pagine scure, sentimenti cupi, finali tristi. Questo attende all’orizzonte gli amanti della narrativa che pare rimarra’ profondamente segnata dagli attuali anni di crisi, riproducendone il deprimente stato d’animo in letteratura. Un’eredita’ destinata ad emergere con un’ondata di libri malinconici se non addirittura tristi a partire dal prossimo decennio. E’ quanto prevede uno studio condotto da esperti dell’Universita’ di Bristol e basato su analogie e trend identificati anche in passato. Cosi’ ando’ negli anni ’80, e in maniera ancora piu’ evidente negli anni ’40, sottolineano i ricercatori dell’Universita’ di Bristol, tra cui l’antropologo italiano Alberto Acerbi che all’ANSA spiega come il gruppo di studiosi e’ giunto ad elaborare questa sorta di indice per decodificare l’umore nella letterature: ”Abbiamo lavorato su un database di Google che contiene otto milioni di libri, circa il 6% di tutti i libri mai pubblicati e al loro interno abbiamo cercato la frequenza dei termini che denotano certe emozioni”. Da cui la deduzione che ci potrebbe essere un ‘pattern’, uno schema, magari ricorrente, ”sappiamo quello che e’ successo nel secolo scorso e si’, dopo periodi di crisi economica sono seguiti periodi in cui la letteratura, il suo umore, e’ risultato per cosi’ dire piu’ triste”. Con una distanza, pero’, di almeno un decennio, e’ stato riscontrato. E anche in questo senso la deduzione ha una logica, come spiega Alex Bentley cha ha guidato il gruppo di ricerca, nel fatto che ”negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza si formano i ricordi piu’ forti che possono poi risultare i piu’ evocativi negli anni successivi, magari all’inizio dell’eta’ adulta che e’ di solito quando un autore comincia a scrivere”, caratterizzandone quindi il suo lavoro. L’analisi ha riguardato la narrativa inglese, americana e tedesca, e allora e’ presto spiegato il tono non certo allegro di ‘Money’, pubblicato dal britannico Martin Amis negli anni ’80 per esempio, che stando a quanto emerso dallo studio, potrebbe con tutta probabilita’ essere stato influenzato dai sentimenti che la crisi energetica del decennio precedente provoco’. La tendenza sembra ancora piu’ evidente per la narrativa degli anni ’40, si pensi a ‘Furore’ di John Steinbeck, grande classico della letteratura americana, che attinge a quei sentimenti di frustrazione e sofferenza generati poco piu’ di un decennio prima nel periodo della Grande Depressione. (ANSA, 9 gennaio 2014)