14 gennaio 2014 | 10:12

Gigi Roccati racconta su La Stampa.it la complessità del suo amato Libano

Regista, documentarista e fotografo impegnato, torinese cosmopolita, che ha studiato cinema a Londra, e adesso vive tra l’Italia e il Libano, Gigi Roccati ama raccontare per immagini. Con il suo documentario ‘La strada per Kabul’  ha ricevuto il premio per i giornalisti di guerra indipendenti ‘Un giorno in più’ sostenuto da Rai e Ministero della Difesa. Adesso sulla home page del sito della Stampa di Torino, la prima puntata domenica, la seconda oggi, è presente con ‘Beirut’, tre brevi web docs e foto-galleries per guardare alla complessità del paese ancora sull’orlo del baratro.

Gigi Roccati

Gigi Roccati

Roccati ci racconta la decisione di portare l’ attenzione sul Libano, sua seconda patria dove vive quando non è a Torino o in giro per il mondo insieme a sua moglie Zena el Khalil, nota artista e scrittrice libanese: “In questi ultimi anni il Libano ha vissuto un tempo di straordinaria euforia economica e culturale, e di relativa stabilità politica grazie agli investimenti di stranieri ed espatriati di successo nel rilancio di nuove attività imprenditoriali. Ma anche accogliendo turisti e studenti universitari, musicisti e artisti da tutto il mondo in cerca di emozioni e ispirazione nella fervente energia di una città che si trasforma quotidianamente. Beirut oggi è una città moderna, densa di stratificazioni e storia, affascinante quanto schizofrenica per aver vissuto sulla propria pelle, e senza nasconderne le cicatrici, alcuni tra i maggiori conflitti del nostro tempo. Uno spettacolo a contrasti e tinte forti da cui non è facile non lasciarsi catturare. Dove le antiche ville Levantine crivellate di proiettili vengo demolite in una notte e nuovi palazzi spuntano nel giro di poche settimane. Dove suoni, colori e tradizioni arabe si mescolano alle più innovative tendenze nel campo dell’architettura, del design, della moda e della cucina. Perchè oltre alla sua antica e vivace storia commerciale, il Libano riceve da oltre un secolo gli impulsi di una diaspora di quindici milioni di professionisti e business men che da Africa, Stati Uniti, Europa e Sud America hanno sostenuto le banche e l’economia durante le guerra, e oggi sono rientrati portando i loro figli a studiare nelle varie Università Americane o Francesi di una Beirut dove nei bar e nei negozi si parlano almeno tre lingue e le conversazioni si snodano in modo spericolato passando dal francese all’arabo all’inglese.
Ed anche ora che il temuto vento della guerra siriana è entrato in Libano con la sua scia di attentati e nel paese si contano quasi due milioni di rifugiati Siriani, tra gli sfollati pro-Assad e i perseguitati dal regime, i giorni di Beirut scorrono con la relativa tranquillità di chi si è abituato a vivere in stato di crisi permanente.
Questo speciale sulla capitale Levantina è un invito a guardare alla complessità del Libano attraverso la sua fragile ed eterna bellezza, stretta tra interessi geopolitici ed economici che continuano ad infiammare questo antico crocevia di culture”.

Gigi Roccati a Beirut

Gigi Roccati a Beirut