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23 gennaio 2014 | 10:45

Microsoft: i dati degli utenti non americani saranno conservati fuori dagli Usa

(TMNEWS) Microsoft ha deciso di conservare i dati personali dei suoi clienti non americani in server fuori dai confini degli Stati Uniti, di fatto andando contro alle decisioni degli altri colossi informatici statunitensi che si erano opposti a questa possibilità.

Brad Smith, Microsoft general counsel

Brad Smith, Microsoft general counsel (foto Mccullag.org)

Brad Smith, a capo dell’ufficio legale del gruppo fondato da Bill Gates, ha detto che la scelta è stata presa dopo lo scandalo Datagate svelato dalla talpa Edward Snowden: il governo Usa aveva infatti controllato dati di utenti Microsoft brasiliani ed europei, creando non pochi grattacapi all’amministrazione Obama.

“I nostri utenti devono avere la possibilità di sapere se i loro dati personali sono soggetti alle leggi e al controllo di altri stati e devono avere la capacità di fare una scelta consapevole sapendo dove risiedono le loro informazioni”, ha detto Smith al Financial Times.

Lo scandalo che ha travolto la National Security Agency ha causato diverse tensioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e i suoi più stretti alleati, a partire dal Brasile e dalla Germania. Tuttavia i colossi hi-tech sostengono che spostare i dati nei singoli stati e sottoporli alle leggi locali rischia di “balcanizzare” internet, spezzettandolo in tanti tasselli sottoposti a direttive regionali o nazionali.

La mossa del gruppo con sede a Redmond, stato di Washington, è stata accolta in modo positivo dalle associazioni che si battono per la privacy. La scelta del colosso segue una nota diffusa un mese fa dai più grandi gruppi internet americani in cui si sosteneva di non volere conservare i dati nei singoli Stati di appartenenza degli utenti, come aveva chiesto il Brasile.

Una persona legata a uno dei colossi hi-tech, che vuole mantenere l’anonimato, ha detto a Ft che creare un data center in ogni stato sarebbe molto costoso e penalizzerebbe le startup. Smith ha riconosciuto le ingenti spese ma ha aggiunto: “Questo vuol dire che bisogna ignorare le richieste dei nostri utenti? Non è una strategia vincente”.

Dopo le rivelazioni di Snowden molte società e utenti europei hanno avanzato dubbi sulla possibilità che Google, Facebook e Microsoft condividano dati con il governo americano. Tuttavia i maggiori gruppi hi-tech hanno da sempre detto di non avere lasciato “back door” all’intelligence Usa per entrare nei loro server liberamente.

“La nostra intera industria è preoccupata che certi clienti fuori dagli Stati Uniti abbiano meno fiducia con i servizi online [americani]“, ha detto Smith. In questo quadro Smith ha aggiunto che Washington e Bruxelles starebbero firmando un accordo internazionale per garantire che i governi non controllino i dati delle compagnie estere via internet. Per poi concludere che il “Mutual Legal Assistance Treaty”, il meccanismo usato da Stati Uniti e Europa per proteggere i diritti degli individui sia superato: “Deve essere modernizzato o rifatto”. (TMNEWS, 23 gennaio 2014)