30 gennaio 2014 | 16:29

Siria: fotografare per esaltare l’orrore?

In un lungo articolo intitolato ‘Advertisements for death’, pubblicato dal New York Times, Susie Linfield, docente di giornalismo alla New York University e autrice di ‘Una luce crudele. Fotografia e violenza politica’ (Contrasto), analizza la vicenda delle 55 mila fotografie scattate da un fotografo militare che documentano le atrocità commesse dal regime di Assad e che sono state pubblicate dal Guardian e mostrate dalla Cnn, come da altre testate giornalistiche.

La tesi di fondo dell’intervento è che si tratta di un salto di qualità in questo ‘conflitto postmoderno’, almeno per quanto riguarda le immagini in quanto siamo di fronte  ad una competizione perversa tra le forze in campo in Siria nel dimostrare, ciascuna, che livello di atrocità  sia capace di toccare. “Piuttosto che documentare atrocità, le fotografie le pubblicizzano”, sovvertendo dalle fondamenta il ruolo del fotogiornalismo di guerra.

Il pezzo, che ricorda peraltro la lunga teoria di fotografie scattate dai carnefici da Auschwitz ad Abu Grahib, si conclude  sostenendo che i fotografi di guerra del secolo appena trascorso mai avrebbero immaginato che la fotocamera sarebbe diventata lo strumento con il quale affermare, piuttosto che combatterli, gli aspetti  più atroci della guerra e dei regimi.  “Il loro sogno è diventato il nostro incubo”, conclude Linfield.

L’articolo completo sul sito del New York Times.