Il Parlamento turco approva un giro di vite sui siti internet

(TMNews) Il parlamento turco ha adottato una serie di emendamenti che rafforzano il controllo dello Stato su internet, permettendo alle autorità di bloccare facilmente l’accesso a specifici siti e, sostanzialmente, di monitorare l’attività dei 34 milioni di cittadini turchi che usano il web. Il nuovo testo, approvato ieri in serata dopo alcune ore di infuocato dibattito, è giudicato “liberticida” dall’opposizione turca e da numerose Ong.

Con l’entrata in vigore degli emendamenti, Direttorato per le telecomunicazioni (Tib, autority governativa), potrà ordinare al provider l’oscuramento immediato di una pagina web senza il nulla osta sino ad ora previsto della magistratura. Le aziende che garantiscono l’accesso ad internet, inoltre, dovranno aderire ad un nuovo organismo, “l’Unione dei provider”: sottoposto al controllo del ministero delle telecomunicazioni, questo terrà una banca dati delle pagine visitate da tutti gli utenti turchi negli ultimi due anni.

L’iniziativa ha scatenato le proteste non solo del mondo del web, ma anche della Tusiad, la Confindustria turca, e dell’opposizione. Per il Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyip Erdogan, la legge è necessaria a tutelare i minori e oscurare pagine che incitano all’odio raziale, religioso o etnico e “violano la privacy dei cittadini”. Ma i critici accusano il governo di voler semplicemente limitare la libertà d’espressione. (TMNews, 6 febbraio 2014)

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