Sanzioni pecuniarie per le querele temerarie. E’ la proposta di Grasso

(ITALPRESS) “Alcune novita’ introdotte nel testo gia’ approvato dalla Camera dei Deputati” per la riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa, “prima fra tutti l’abolizione del carcere per i giornalisti, possono essere salutati con grande soddisfazione”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenendo al convegno “Diffamazione: tutela della reputazione e liberta’ di stampa”, a Palazzo Giustiniani.

“Probabilmente il testo non risponde ancora a tutte le esigenze prospettate dagli addetti ai lavori e dalle istituzioni internazionali, ma sono certo che altri elementi potranno essere introdotti qui in Senato – ha spiegato Grasso -. Un punto centrale e’ quello che riguarda l’uso delle querele come arma di intimidazione e dissuasione a proseguire nel lavoro di indagine e di approfondimento giornalistico. Credo, ma e’ solo una posizione personale, che si debba riflettere piu’ attentamente su una sanzione pecuniaria per le azioni temerarie, prevedendo il risarcimento delle spese processuali e una percentuale della cifra richiesta dal querelante da corrispondere al querelato, in modo da indurre a maggiore riflessione prima di intraprendere azioni manifestamente infondate. Altro punto delicato e’ la corretta applicazione delle norme sulla rettifica. Sono sicuro che il dibattito in Commissione e in Assemblea consentira’ di trovare il giusto equilibrio tra diritti della persona e doveri di lealta’ e correttezza dell’informazione”.

Pietro Grasso, presidente del Senato (foto Olycom)

Per il presidente del Senato “da un lato, intimidire un giornalista, e in Italia sono tanti i giornalisti minacciati, e’ un vulnus per la liberta’ d’informazione e per il diritto dei cittadini di essere informati. Su questo tema, molte sono le questioni su cui e’ necessaria una profonda riflessione. Penso, oltre alle querele intimidatorie, alla salvaguardia dei cronisti a rischio – soprattutto quelli con meno garanzie e che scrivono per piccole testate locali o su internet – e alla necessita’ della trasparenza sull’assetto proprietario delle testate – ha proseguito -. Dall’altro, la liberta’ di informazione, come tutti i diritti, non puo’ mai essere considerata assoluta, ma va ponderata, contestualizzata e bilanciata con gli altri valori costituzionali. Penso in particolare al diritto alla riservatezza, alla reputazione e all’oblio.

Fino a che punto e’ possibile narrare o divulgare fatti concernenti un determinato individuo, chiunque esso sia? Qual e’ il confine tra diritto di cronaca e vita privata? Sono questi gli interrogativi su cui quotidianamente siamo tutti chiamati a confrontarci, ciascuno per il proprio ruolo nella societa’. L’incontro di oggi ci aiutera’ a comprendere meglio se i cambiamenti in atto sono idonei a garantire maggiore liberta’ d’informazione e anche a promuovere questo diritto fondamentale nella rete, con la consapevolezza che all’universo di Internet non e’ auspicabile applicare le stesse norme che regolano la carta stampata se non alle testate registrate: il mondo della Rete e’ infatti molto piu’ variegato e complesso di quello editoriale – ha concluso Grasso -. Il mio auspicio e’ che dal dibattito sulle caratteristiche del modello piu’ adatto a governare il Web emergano proposte in grado di garantire al piu’ presto un’efficace e appropriata tutela dei diritti fondamentali, salvaguardando, al tempo stesso, la liberta’ nell’uso della Rete”. (ITALPRESS, 6 febbraio 2014)

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