La scuola insegni a difendersi dalle bufale sul web

Storia dell’arte abolita per sempre dai programmi scolastici, gatti imbottigliati, Snowden su Twitter. Le bufale trovano vita facile sul web, dove grazie alle centinaia di like e alle condivisioni sui social si propagano a macchia d’olio fino a sembrare notizie vere e attendibili.

“Bastano un paio di dati, un titolo ad effetto, tre fotomontaggi ironici e una ‘proposta d’azione’ per far nascere un meme, ossia uno di quegli elementi che si prepara a diventare virali online, veri o falsi che siano”, spiega Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di sociologia dei new media all’Università Carlo Bo di Urbino, interpellato dall’Espresso per un articolo dedicato proprio alle bufale sul web.

Esiste un modo per difendersi? “Come dalle elementari ci viene insegnato a scomporre un testo letterario, ad analizzarlo, metterlo in un contesto, comprendere il suo significato, così ci dovrebbe essere insegnato a smontare e approfondire i contenuti in rete”, risponde Boccia Artieri. “Finché non introdurremo questi temi nelle scuole gli utenti del web resteranno delle esche fin troppo facili da abbindolare”.

L’articolo integrale firmato da Francesca Sironi è sul sito dell’Espresso

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