Il vero giornalismo vive oltre Internet. La riflessione di Severgnini

“Sapremo difendere il mestiere? O noi giornalisti faremo la fine di tessitori, linotipisti e bigliettai?”. Inizia così la riflessione di Beppe Sevegnini – pubblicata oggi sul Corriere della Sera – sull’importanza del giornalismo, quello vero, quello dei quotidiani, che “non sarà mai emozionante come il fumetto WhatsApp che lei/lui vi ha spedito ieri sera ma vi aiuterà a capire prima, ragionare di più e decidere meglio”.

In un’era in cui lo smartphone occupa il nostro tempo, fagocita la nostra attenzione e conquista i luoghi dove prima si leggeva il giornale (il treno, la metropolitana, il bar, la sala d’aspetto), siamo noi al centro della narrazione: è questa la forza della tecnologia – scrive Severgnini. “Mail, sms, WhatsApp, Facebook, Twitter, Instagram: tutto ruota intorno al titolare del numero, dell’account, del profilo. I giornali non si battono contro altri media, ma contro l’egocentrismo e la pretesa di autosufficienza”.

Ma anche di fronte a questa constatazione, Severgnini torna a ribadire l’importanza dell’informazione di qualità: “Continuo a pensare che un giornale sia un romanzo a puntate: racconta la vita, che ha molte forme. Ritengo che essere informati sia fondamentale: oggi più che mai, anche se costa un po’ d’impegno. Chi sa, fa. Chi non sa, prova (in affari, in società, perfino in amore)”. E conclude: “L’unica soluzione? Produrre un giornalismo coinvolgente e rilevante per la vostra vita”.

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