Fermato il proprietario del Figaro, avrebbe comprato voti alle elezioni municipali

Secondo giorno di fermo per Serge Dassault, senatore francese dell’Ump (il partito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy), nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta compravendita di voti alle municipali di Corbeil-Essonnes, est di Parigi, dove Dassault è stato sindaco in passato. L’imprenditore 88enne, quarto uomo più ricco di Francia e 69esimo al mondo secondo Forbes, con un patrimonio stimato intorno ai 13 miliardi di euro, è proprietario del quotidiano conservatore Le Figaro e maggiore azionista della Dassault Aviation che costruisce velivoli da guerra.

L’industriale – riportano i quotidiani d’oltralpe – è arrivato poco dopo le 9 di questa mattina presso i locali dell’Ufficio centrale contro la corruzione e le infrazioni finanziarie e fiscali presso la direzione centrale della polizia giudiziaria a Nanterre. Era stato già ascoltato ieri dagli inquirenti per tutta la giornata, poi rimandato a casa per la notte.

Serge Dassault (foto Olycom)

Serge Dassault (foto Olycom)

Il fermo arriva a una settimana dal voto sulla decadenza da senatore. Era stato lo stesso Dassault a chiedere la revoca della sua immunità parlamentare per favorire le indagini dei magistrati, anticipando la decisione che sembrava ormai inevitabile, adottata poi dall’ufficio del Senato il 12 febbraio. “Anche se questa revoca dell’immunità significa il mio fermo, sono pronto ad affrontare questa prova”, ha fatto sapere il diretto interessato. “Potrò dimostrare la mia totale innocenza su questo cosiddetto acquisto di voti, accuse inventate di sana pianta da alcuni avversari politici”.

Dassault è sospettato di aver usato il suo immenso patrimonio per influenzare il risultato di tre scrutini municipali a Corbeil, nel 2008, 2009 e 2010, vinti da lui stesso e dal suo braccio destro, Jean-Pierre Bachter, già indagato nella vicenda assieme ad altre due persone. Il Consiglio di Stato annullò l’elezione del 2008 dopo aver scoperto e appurato una serie di donazioni di soldi agli elettori. I giudici starebbero anche indagando su movimenti di fondi tra Francia e Libano dell’ordine di 18 milioni di euro che sarebbero serviti all’acquisto illegale di voti.

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