Estendere al web la legge sulla stampa sarebbe un grave sbaglio: l’opinione dell’avvocato Melzi d’Eril

“Invocare per Internet la legislazione in tema di stampa significa invocare più reati o invocare reati più gravi: la stessa diffamazione, commessa a mezzo Internet o a mezzo stampa, viene punita di più nel secondo caso, con una pena fortemente superiore”. Lo dice l’avvocato Carlo Melzi d’Eril – coautore del libro ‘Le regole dei giornalisti’ insieme a Caterina Malavenda e Giulio Enea Vigevani – intervistato da Fabio Dalmasso per Lsdi.it sul caso di Paolo Bacchiddu, molto discusso in Rete nelle scorse settimane.

“La pena prevista dall’articolo 13 della Legge sulla stampa, dove si parla di diffamazione a mezzo stampa con l’attribuzione di un fatto determinato, è la reclusione fino a 6 anni”, spiega Melzi d’Eril. “La diffamazione applicabile all’informazione on-line, invece, in base all’articolo 595 comma 3 del Codice Penale, prevede che ‘se l’offesa è recata con il mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità’ la pena della reclusione sia da 6 mesi a 3 anni: la metà. Quindi invocare la legislazione in tema di stampa per Internet non significa invocare delle garanzie, anzi, significa invocare delle pene più severe. Inoltre la pena prevista all’articolo 13 della Legge sulla stampa è congiunta, cioè sia reclusione che multa, mentre per l’articolo 595 la pena è reclusione o multa”.

Secondo l’avvocato la soluzione “più coerente con valori costituzionali e con nuova sensibilità che vede pene scritte sulla carta ormai disapplicate” sarebbe estendere alla stampa la disciplina oggi prevista per la Rete, con pena detentiva minore, non l’inverso. E inoltre che l’articolo 57, che è un fossile normativo, venisse semplicemente abrogato, perché è un modo per dare al direttore un potere assoluto. “L’ideale”, spiega, “sarebbe una situazione in cui i giornalisti non subiscano pene così gravi da essere terrorizzati all’idea di sbagliare e siano puntiti soltanto coloro che sono davvero responsabili, cioè punisci chi firma”.

Leggi qui l’intervista integrale all’avvocato Carlo Melzi d’Eril su Lsdi.it

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