Stamina story – Scienza, salute e responsabilità dei media

Ci sono voluti cinque anni perché istituzioni, magistrati e anche i giornalisti cominciassero a fare chiarezza su Davide Vannoni, e su Stamina, una terapia senza serie basi scientifiche. Come mai tanto ritardo? Che responsabilità hanno i media? E come è stato possibile che la televisione, con ‘Le Iene’ in testa, abbia proposto senza i filtri necessari drammatiche storie di pazienti? I pareri di chi se n’è occupato, mentre le inchieste giudiziarie volgono al termine.

Davide Vannoni con due pazienti

Davide Vannoni con due pazienti

Caso Stamina, è l’ora dei primi bilanci. Si avvicina il momento in cui i giudici stabiliranno gli eventuali reati commessi da Davide Vannoni e da chi gli ha permesso di entrare in un ospedale pubblico, mentre spetterà agli scienziati nominati dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, scrivere una parola definitiva sull’efficacia di una terapia che sembra proprio non avere alcuna base scientifica, come hanno sostenuto autorevoli ricercatori, a cominciare da Elena Cattaneo. Restano però aperte altre domande e riguardano il modo in cui i mezzi di comunicazione e di informazione hanno gestito la vicenda. Esistono responsabilità dei media? Come mai, se le imprese di Vannoni erano note alla stampa fin dal 2008, ci sono voluti cinque anni perché i giornalisti cominciassero a fare chiarezza sull’intera vicenda? Come è possibile che esperienze simili, più o meno recenti, come quelle del siero di Bonifacio o della cura Di Bella, non abbiano insegnato nulla agli operatori dell’informazione? Ancora, è giusto lasciare per mesi l’esclusiva di un racconto che riguarda tante famiglie e la gestione del sistema sanitario a un programma di intrattenimento? E ha senso, su questi temi, dare tanto spazio a comici e cantanti?

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 447 – Febbraio 2014

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